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Bianco (R.C.):un pò di storia

  • Writer: Paola Morabito
    Paola Morabito
  • Mar 14, 2022
  • 6 min read

Updated: Apr 9, 2022



Le sue origini sono incerte, alcuni storici sostengono si chiamasse Uria o Oria’; lo studioso Vincenzo Tedesco sostiene che prese il nome della Fiumara Butrama che vi scorreva vicino:( è conosciuto che i greci dessero alle nuove città i nomi della loro patria o dei fiumi confinanti)..Ma, dov’era il suo sito inizialmente? Stando alla teoria di quanto scrisse Tito Livio, pare che il sito fosse nel luogo chiamato oggi Palazzi, territorio di Casignana e, luogo di un'importante scoperta archeologica: una Villa Romana risalente al I secolo D. C.

Come tutte le città marittime della Magna Grecia anche Butroto subi le incursioni dei Saraceni .

Gli abitanti abbandonarono quindi i luoghi ove si erano insediati scegliendo territori nuovi : Bovalino, Panduri ( Careri) Potamia ( San Luca) Bianco.

L'antico centro di Bianco era stato costruito su una collina di "terra bianca e cretosa denominata Sperone e, come molti paesi era cinto da mura poderose ma, col passare del tempo la natura dal suolo argilloso creò danni alle case e alle mura che, non furono piu' tanto sicuri :". provocando continue frane che costrinsero gli abitanti a fortificare la rupe con palizzate in legno ma non fu sufficiente; il grande cataclisma del 1783 apporto' le ultime modifiche distruggendo tutto il paese.


Nel 1496 , la città fu a capo di una baronia , concessa dal re Federico II a Tommaso Marcelli, col titolo di conte, a cui si aggiunse la contea di Condojanni. . Da tale Baronia dipendevano i borghi di Crepacore, Bruzzano, Potamia, Bovalino e Panduri oggi Careri.


Nel 1586, causa i debiti che il nipote di Marcelli, Vincenzo Marcelli aveva contratto, gli stessi stati furono venduti all’asta a diversi Signori, cosi’, Bianco, Bruzzano e Condojanni passarono a Fabrizio Carafa, allora Marchese di Castelvetere ( oggi Caulonia).

I discendenti di Carafa furono a capo di questa baronia sino al 1806, anno in cui fu abolita la feudalità.

Gli abitanti di Bianco si servivano di acqua potabile dalla fontana di Calano ai Manganelli; questo luogo si chiamava cosi perche ' si lavorava la seta. Con l’acqua della fontana di Calano ed altre che si univano , si animava il molino di San Sebastiano.


Nel 1622, Bianco con l’assistenza dei Comuni vicini, fondò il Convento del Crocefisso, un Convento abitato dai frati Minori Osservanti.

Fu chiamato Santa Maria della Vittoria, per la vittoria che Bianco con l’aiuto della Madonna riportò sui Turchi. Passò da Bianco anche lo studioso E. Lear. Ecco come descrive il suo viaggio a piedi in prossimità del paese:

Ed eccoci penetrare in un nuovo scenario: sommità e linee al di là di altezze crestose e abbaglianti bianche fiumare, tratti di colline al mare scintillante e secchi bagliori. Il raccogliere e il rubare un po’ d’uva che cresceva ai bordi della scottante strada sabbiosa sembrava cosa da poco alla nostra coscienza inaridita, mentre percorrevamo questa passeggiata sotto il sole cocente della piana, verso la prima salita dalla cui cima emergeva il convento di Bianco; le case di quella cittadina erano allineate lungo la stretta cresta della più bianca creta, tanto bianca! Ultra cretosa! Diventammo idrofobi mentre ci trascinavamo al sole cocente lungo la pietrosa fiumara. Il fiume Verde, un torrente d’inverno, era ora ridotto a un falso ruscello, che conteneva una grande quantità di girini, e permetteva appena il minimo refrigerio di lavarci la faccia; mentre la poca ombra, reale o immaginaria, da trovare fra gli oliveti sparsi attorno, ci era sbarrata da dense siepi di lentischi. Era tutto ciò che ognuno di noi poteva fare, aiutato da melloni di acqua, per arrivare a quel desiderato luogo, il convento di Bianco, al di là, e ci vedevamo anticipatamente andare in su tra freschi boschi e montagne più azzurre parlando di aria e di un’esistenza ancora tollerabile

Nel 1632 suor Maddalena Muscoli fondò persino un Conservatorio di Vergini ( una casa religiosa per sole donne) .


Nel territorio erano sparse anche molte Chiese rurali. Quella di S. Stefano, della Ghiditra ,di San Leonardo, della Trinità, di Santa Domenica, di San Mercurio e quella della Madonna di Pugliano. Nel 1783, un violento terremoto distrusse il paese e gli abitanti furono costretti a trasferirsi “ a marina”. Qui, fu riedificato il nuovo paese : Bianco Nuovo.

Nel 1847 Bianco partecipo' ai moti per l'Unità, insorgendo contro i Borboni e pagando cara la sconfitta. Il 4 ottobre 1847, morirono cinque giovani ricordati come “ I Martiri di Gerace”, tra questi anche il Bianchese, Domenico Salvadori.


Nell'attuale abitato è da visitare la Chiesa Matrice di "Tutti i Santi "e, il Santuario di Santa Maria di Pugliano ( A' Madonna i Pigghjanu”)

All'interno della Chiesa Matrice Tutti i Santi. c'è un Antichissimo dipinto; un olio su tela del 1656-1657 su cui è ritratto San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista, un'opera di Francesco Cozza di Stilo. Si trova pure una statua di alabastro che rappresenta Santa Caterina D'Egitto.

Dove ora sorge il Santuario della Madonna di Pugliano, nel passato sorgeva un Monastero di Basiliani circa il 1200. Il Santuario fu poi realizzato tra il 1550, 1600 e una parte è stato appunto ricostruito sui ruderi della vecchia Abbazia. All'interno c'è un antichissimo dipinto della Vergine, un quadro, che si racconta sia stata la marea a portarlo a riva. Ma si racconta pure che dove sorge oggi, la sera del 12 agosto 1855, verso le 2 di notte, fatalmente scoppiò un incendio e ridusse in cenere il quadro. Venne poi sostituito con un altro quadro consimile dipinto dall'artista Bianchese, Bonfà Alberto.

Nel restaurare il vecchio quadro si rileva che il dipinto è stato realizzato in sovrapposizione ad un dipinto rappresentante un gentiluomo.

Noi Bianchesi, abbiamo molta devozione verso questa Vergine, tanto che, in tempo di eccessive piogge, o di siccità, la portiamo a spalla per le vie del paese e come per Miracolo otteniamo subito la grazia e, in tempi non di Pandemia, a fine Aprile si festeggiava la "Festa del Miracolo" il miracolo della pioggia.

Il 15 di agosto viene fatta una festa in suo onore.

Il quadro con l'immagine della Vergine di Pugliano viene portato in processione per le vie del paese e , accompagnata dal Complesso Bandistico di Bianco “ diretto dal maestro Pasquale Lucà fondatore dell'Istituto Civico Musicale G. Verdi.

Si concludono i festeggiamenti con un grande spettacolo pirotecnico , il quale richiama turisti da tutte le parti, in particolar modo i fuochi sull'acqua motivo di raduno sulla spiaggia già dalle prime ore del pomeriggio.


Nella storia di Bianco da sempre c'è la cultura del vino difatti è anche la “ Citta' del Vino, onorificenza guadagnata grazie alla produzione del pregiato Vino Greco e Vino Mantonico; passiti dal colore ambrato e dai profumi inebrianti che ricordano le zagare ed il bergamotto.

In Agosto, fanno rientro anche i nostri emigranti e figli e, le tavole"dei Bianchisani" s' imbandiscono per onorare gli ospiti: sott'oli preparati dalle mani sapienti delle nostre mamme o nonne ( pummadora sicchi) pomodori secchi, alivi 'mbitè , schiacciate, (olive conservati in acqua con sale e finocchietto selvatico, schiacciate. Capocolli, filetti suini, soppressate (supprezzata, sarzizza,(salsiccia) pecorini,, parmigiane di melanzane mulingiani chjini ( melanzane ripiene) e poi, pasta al forno,, maccheroni, polpette, alici fritte, a timballo, a buccunotti ,.sarde alla griglia con salmoriglio, e.. pummadora inzalata a volonta' accompagnati dall'immancabile peperoncino piccante e profumata dal prezioso " arigano i timpa".

Non puo' mai mancare sul tavolo il classico pane casareccio nella classica forma del pane di un tempo e, cucinato ancora col forno a legna.

Accanto all'ospitalità calda e cordiale di tutta la famiglia in onore degli ospiti si stappa una buona bottiglia di Vino Greco tenuto al fresco e, si canta e si balla la tarantella.

GLI STEMMI




Il primo quello antico il secondo quello attuale , aggiornato qualche anno fa.

Sfondo d'azzurro con un cavallo bianco a galoppo su un prato verde, circondato da due rami: uno d'ulivo, l'altro di quercia legati tra di loro da un nastro bianco. Nella parte superiore una corona a torre.

Gli Stemmi da secoli ci rappresentano e raccontano la storia di un territorio e le famiglie importanti con le loro storie.

Nei secoli passati la maggior parte della popolazione era analfabeta.

Lo Stemma doveva sintetizzare e rappresentare gli aspetti di maggior vanto della Comunità che, attraverso pochi simboli lo eleggeva a proprio simbolo identitario, cosi che fosse leggibile anche a chi non sapeva leggere.

Nei simboli troviamo spesso. Croci, Santi, animali reali o mitologici, castelli.

Molti paesi, città o Regioni, nel proprio emblema hanno inserito, rami di ulivo.. elemento tipico del paesaggio e quindi anche terra di frantoi, tralci di vite, querce. Venivano quindi messi in evidenza quegli aspetti storici e territoriali che si volevano tramandare alle future generazioni


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