BOVA (R.C.) : il centro della Grecità
- Paola Morabito

- Apr 8, 2022
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VUA' era l'antico nome di Bova.
E' un piccolo Borgo aspromontano e, per raggiungerlo bisogna affrontare un itinerario affascinante. Da Bova Marina si sale attraverso un paesaggio tortuoso per circa 13 km. Si continua risalendo per altri 17 km attraverso un paesaggio austero e tortuoso, rupi scoscese, natura selvaggia, fino a raggiungere i 900 mt circa di ht. un luogo ricco di storia millenaria, crocevia di popoli che si sono succeduti nel tempo.La posizione è eccezionalmente panoramica. Da qui è possibile vedere tutto l'arco costiero: la grande estensione della fiumara Amendolea, coltivazoni di bergamotto, piante di fichi d'india , l'entroterra di Palizzi. Galliciano', Roccaforte del Greco, San Lorenzo: piccoli centri antichi che conservano quasi intatto il fascino del passato, ricchi di storia di miseria,fatica, e resistenza ai popoli che si sono succeduti nel tempo e coabitato. Paesi costruiti in posizioni strategiche per sfuggire a suo tempo alle incursioni dei barbari.
Lo scrittore Giovanni Orioli cosi descrive Bova nel suo diario " IN VIAGGIO":
" La sua collocazione è stupenda. E' situata all'altezza di 827 metri e nei tempi antichi doveva essere quasi inespugnabile. I Saraceni l'assediarono e non riuscendo ad espugnarla cercarono di far morire di fame gli abitanti.Ma la popolazione buttò un gran numero di forme di formaggio dalle mura. Un comune sotterfugio per far credere di vivere nell'abbondanza. Questo scoraggio' i Saraceni, che lasciarono il paese.
Nel 1983, i seguito alla costruzione di una strada, in contrada Deri, sulla sponda sinistra del fiume San Pasquale venne ritrovata una Sinagoga ebraica risalente al IV secolo dc. Sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici e, recentemente è venuto alla luce uno tra i reperti piu preziosi: un pavimento a mosaico , con tessere policrome raffiguranti il nodo di Salomone, il candelabro a sette bracci e altri simboli della cultura ebraica, una piccola necropoli con tombe a cassone in muratura, anfore per la sepoltura dei bambini e più di 3000 monete bronzee
Antichissima sede Vescovile fino al 1986 e feudo degli Arcivescovi di Reggio che avevano il titolo di Conti. Il paese conservo' il rito greco- ortodosso sino al 1573 , poi con l'avvento della fede cristiana fu cambiato anche lo stemma;al bove si aggiunse l'immagine della Madonna con un Bambinello.
"Gli abitanti di Bova conoscono e, alcuni parlano ancora in GRIKO ( un misto di greco antico e dialetto calabro) o, grecanico.Tale lingua, fino al XVI circa era parlata da tutta la Calabria meridionale.
In cima al vecchio Borgo , i resti di un Castello Normanno con due torri cilindriche dominano il paesaggio . Nella parte alta del Castello troviamo incisa nella roccia un'orma che secondo un'antica leggenda ( tra le tante che circolano sul Castello ) sarebbe quella di una Principessa che dovette abbandonare di gran fretta il Castello lasciando li tutti i suoi gioielli.
La leggenda continua : la ragazza a cui calza perfettamente l'orma, al tramonto deve ritornare al Castello , ed aspettare l'arrivo del serpente che custodisce il tesoro della principessa ; solo se la ragazza si lascerà avvicinare e avvinghiare la caviglia senza scappare ..allora riuscirà a trovare il tesoro.
Bova è ricca di beni culturali; conserva statue, palazzi nobiliari quali : Palazzo Nesci e Palazzo Mesiani, alcune Chiese monumentali.E' di origine Normanna la Cattedrale della Presentazione di Maria Vergine o Cattedrale di Santa Maria dell'isodia.
In fondo all’abside è collocato l’imponente altare sormontato da una nicchia in cui è conservata la statua della Madonna della Presentazione., un'opera in marmo attribuita a Rinaldo Bonanno.
Inoltre la Chiesa di San LEO ,la Chiesa dell'Immacolata, la Chiesa della Madonna del Carmine o Cappella Mesiani, la Chiesa di Santa Caterina, la Chiesa dello Spirito Santo , la Chiesa di San Rocco.
Da Bova s'imbocca la strada per ROGHUDI per circa 18 km in un paesaggio silenzioso, incontaminato,selvaggio, fino ai Campi di Bova, una zona ricca di pascoli , di vegetazione e capre che si arrampicano sulle rocce, sui precipizi. Qui, i pastori hanno costruito i "jazzi" ricoveri per gli animali-
In primavera le colline argillose si rivestono di macchie gialle: è la Ginestra. Un tempo le donne la raccoglievano. la lasciavano macerare nell'acqua del fiume per 15 gg circa, la battevano con un bastone di legno per estrarre la preziosa fibra, poi filata col fuso e, dopo tanto lavoro passavano al telaio con il quale riuscivano a creare meravigliosi corredi.
Il borgo custodisce nella piazza una Locomotiva, posta nel 1987, un monumento all’emigrante che “simboleggia i bovesi emigrati per cercare fortuna.”
Per le vie del centro è stato creato l’interessante Sentiero della Civiltà Contadina, un museo a cielo aperto dove sono stati installati i principali strumenti di lavoro della cultura agricola.
e troviamo pure il Museo della lingua Greco Calabra.
E' d'obbligo prima di partire per l'escursione dei luoghi, farsi preparare una colazione a sacco, per gustare le specialità del luogo, tra cui la gustosa e tradizionale Lestopitta e " u Musulupu", un formaggio di origine greco-albanese, si prepara, in concomitanza delle festività pasquali, particolare nell’area grecanica. . Secondo alcuni il nome significa “boccone del lupo”, per altri deriva dall’arabo maslûk, cioè derivato dal latte. Il latte intero, crudo e filtrato, di capra .





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