Castello Roccella Jonica
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- Sep 30, 2022
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Associazione Culturale Mistery Hunters
Il Castello della Rupetta o Carafa è situato su un promontorio roccioso sovrastante il borgo di Roccella Jonica.
Fondato in periodo normanno da Gualtieri De Collepietro, successivamente la proprietà passò alla famiglia Ruffo per diverse generazioni, poi a Galeotto Baldaxi (il Bardassino delle cronache), un personaggio noto per le sue imprese militari durante la guerra di re Alfonso. In seguito, al marchese di Crotone Antonio Centelles e, infine dal 1479 al 1806, alla nobile famiglia Carafa della Spina, dalla quale è stato in parte rimaneggiato e restaurato.
Questo edificio monumentale, potente nella sua struttura a base quadrangolare, costituì un inespugnabile baluardo, resistendo agli assalti del corsaro turco Dragut Pascià, nel 1553.
Numerosi sono i ruderi rimasti del nobile palazzo tra cui un magnifico portale litico, sormontato dallo stemma dei principi Carafa in pietra calcarea ed eroso dal tempo, e un balcone monumentale con mensole scolpite e figurate (mascheroni).
Il palazzo è arricchito al suo interno da un cortiletto, in selciato, con otto canali a forma di stella. Tramite la scala principale si accede ai piani superiori, dove erano presenti gli appartamenti privati dei principi, tra cui la sala ottagonale in cui si pensa che il principe Carafa tenesse importanti riunioni, mentre a pianterreno c'erano i locali destinati a vari usi (cucine, magazzini, ecc).
All'interno del cortile si può vedere ancora un pozzo incassato nella parete e, lungo la stessa, una porticina d'ingresso che conduce ad un'elegante scala a chiocciola in pietra calcarea.
Collegata al Castello attraverso un coretto, ora distrutto, è presente anche la Chiesa Matrice di San Nicola di Bari, cui i Carafa accedevano direttamente all’interno. La chiesa aveva un piccolo soccorpo, chiamato catacombe e pregevoli altari in marmo policromo, due dei quali sono stati dichiarati monumenti nazionali. Nel campanile della chiesa era installato un orologio che rintoccava le ore sulla campana, la cui impronta circolare è ancora visibile.
Foto: Francesco Pizzimenti




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