Curinga (CZ)
- Silvana Franco

- Jul 20, 2022
- 3 min read
Ho visitato Curinga (CZ) più volte, paese ricco di storia e di cose da vedere.
Ho visto l’Eremo di S. Elia il Vecchio, il platano orientale ed il pioppo secolari, le terme romane, la cripta con le tombe a seduta nella chiesa di Maria SS. del Carmelo ed alcune torri d’avvistamento. Sono rimaste ancora in sospeso: Villa Cefaly con le due colonne prese dalle terme romane e la macina romana di un mulino. Stasera ho visitato i diversi acquedotti che servivano per convogliare l’acqua per i frantoi. Avendo appreso dell’esistenza dei ruderi di una chiesa gotica e di un Palazzo Ducale di stile barocco, ho rintracciato l’archeologo Antonio Vescio qualche anno fa, profondo conoscitore della zona, per chiedere delle indicazioni sulla loro collocazione. Antonio, gentilmente, non solo ci ha accompagnati, ma ci ha fatto da cicerone fornendoci preziose informazioni.
La frazione Acconia di Curinga (CZ) ha origini remotissime, risalenti al Neolitico Antico. Per il ritrovamento di alcune monete, si attesta la frequentazione di coloni greci nella zona ed è forse in questo periodo che la città prese il nome di Lacconia, dalla quale deriva il nome dell’attuale frazione: “Acconia”. La Laconia è una regione storica dell'antica Grecia. Del periodo romano (I - II sec. d.C.) sono visibili i ruderi di un edificio termale. Successivamente ci fu un periodo di decadimento a causa dello spopolamento della città e delle incursioni saracene dell’VIII secolo, ma il sito ebbe una ripresa con i bizantini. In epoca Normanno-Sveva fu uno dei centri più importanti per la coltivazione della canna da zucchero. Forse in questo periodo fu costruita la torre inglobata nel Palazzo Ducale, un edificio baronale con annessa chiesa intitolata alla Vergine Maria, trasformato, nel ‘600, in palazzo di famiglia dai Loffredo. Ha un grande portale in granito a bugne, con motivi floreali. Il palazzo appartenne alla Regina Sancia, figlia del Re Alfonso II e sposa di Goffredo Borgia. La regina a sua volta lo donò a Goffredo Marzano nel 1331. Il palazzo fu anche proprietà dei Sovrani Angiò. Nel cortile del palazzo esistevano fino al 1964 quattro colonne di granito provenienti dalle terme romane, trasportate poi nella Villa Cefaly di Curinga. Due di esse si ruppero durante il trasporto e ne sono rimaste solo due. Oggi il palazzo, di stile barocco, appartiene a privati e versa in condizioni di totale degrado, completamente abbandonato. All’interno, oltre alla torre di avvistamento, c’è un frantoio. Qui di seguito aggiungo la descrizione della torre e del frantoio da parte di Giuliano Guido:
“Torre di Lacconia, situata ad Acconia di Curinga nella provincia di Catanzaro è una torre a base quadrata, risalente al 16° secolo, la base è tronco piramidale, di lato 10 metri. È stata completamente svuotata all'interno, quindi priva di solai, presumo per il recupero delle grossi travi in legno che sorreggevano i solai. La torre è posta all’interno, a 4 chilometri rispetto alla costa, ed è collocato all'interno di un giardino che a sua volta è cinto da lunghe stanze adibite alla lavorazione dell'olio. Il frantoio si compone di un ingegnoso meccanismo che muoveva, per ognuna delle quattro vasche, due coppie di ruote in granito (per un totale di 8 ruote), la spremitura, tramite una serie di incanalamenti, andava a riempire dei contenitori del volume di circa un metro cubo, rivestiti da pietre scistose. I contenitori sono disposti, lungo i quattro lati che circondano la torre. All'interno di queste stanze ormai la natura trionfa, con arbusti, alberi ed erbacce. Il sito mantiene ancora intatto una cultura contadina preindustriale. Il sito dovrebbe essere adibito ad area museale. La torre svolgeva il compito di preservare dalle incursioni una vasta area di grossa produzione agricola”.
Nelle vicinanze del Palazzo Ducale ci sono i ruderi di una chiesa tardo gotica fondata forse a fine ‘400. È probabile che sia la chiesa di un convento di cui rimangono forse alcuni ruderi di fronte alla chiesa. Qualcuno afferma che si trattava di un convento domenicano. La chiesa, come mi ha riferito Antonio, è intitolata a San Giovanni Battista.Nell’entrare nei ruderi della chiesa, il mio occhio è stato subito rapito da tracce di affresco sul lato destro dell’ingresso. Ormai è in stato di totale degrado, ma raffigurava Cristo.














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