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Hera Lacinia e il bosco sacro (KR)

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • May 22, 2022
  • 3 min read


“ Distava dalla nobile città sei miglia il tempio di Giunone Locinia, più nobile della stessa città, santa presso tutti i popoli. Ivi ero un bosco sacro con fitta vegetazione, con alberi di alti abeti; in mezzo al recinto aveva lieti pascoli dove ogni genere di bestiame sacro alla dea pascolava senza alcuno pastore: a notte le greggi, separatamente, ciascuna secondo il suo genere, ritornavano alle stalle, giammai violali dalle insidie delle fiere odo inganni degli uomini.. " (Tito Livio)

Capo Colonna , situato a circa 11 km a sud della città di Crotone, era noto nell'antichità come Capo Lacinio.

Hera, moglie e sorella di Zeus , veniva venerata dai Crotoniani che dedicarono alla dea un santuario .

Il santuario, uno dei più grandi e certamente più famosi di tutta la Magna Grecia, divenne subito il principale luogo di culto del versante ionico, meta di viandanti e navigatori pronti a pagare pegni votivi pur di ingraziarsi la potente divinità.

Durante tutto l’anno, e particolarmente in Primavera durante le feste di Hera Lacinia, migliaia di pellegrini giungevano sul Promontorio per servire sacrifici alla dea, il Tempio era ricco di offerte votive. Anche Ulisse, Menelao, Enea portarono doni ad Hera, la dea protettrice delle donne, della fertilità femminile, della famiglia e del matrimonio. Per i Crotoniati queste feste erano i giorni più lieti dell’anno

Lo Dea è signora delle armi (Hoplosmìa) , liberatrice degli schiavi e dei prigionieri Weutherìa) , detentrice del potere di vita e di morte sulla natura selvaggia e su ciò che non è politicamente organizzato (Potnia theròn), protettrice degli stranieri, degli esuli, dei fuggitivi, guida dei naviganti, protettrice dello donna e, soprattutto, dello donna-madre (Kourotrophos) ,della natura e in particolare i bovini, che pascolavano liberamente all'interno del bosco a lei sacro.(“locus” con una selva rigologliosa e di alti abeti –Tito Livio)

Sempre da Livio apprendiamo che :"II tempio di Giunone Lacinia distava sei miglia dalla città ed era più celebre della città stessa, santo (sonctu s) fra tutti i popoli intorno; aveva un sacro bosco (Iucus) circondato (saep tus) da una selva ricca di piante (frequenti silvaJ e con alti abeti (abieti s) e, in mezzo, fertili pascoli do ve pascolava, senza alcun pastore, ogni genere di animale sacro alla dea, (.. .J . Perciò grande era il frutto che poteva essere ricavato da queste mandrie”(Tito Livio)

La tradizione antica riteneva il Lacinio una sorta di Eden, dove mandrie di animali sacri di ogni specie pascolavano senza pastore in un rigoglioso bosco-giardino, ritirandosi la sera nelle stalle, senza temere offesa da alcuno.

Oggi esiste il giardino di Kroton sul Lungomare di Crotone, dove è stato innalzato un monumento con i simboli di Kroton. Il Tripode Delfico, simbolo di Crotone, risale ad Apollo Pizio, e ricorda la fondazione, nel 710 a.C., della Grande Kroton, per volere dell' oracolo di Delfi. L' Airone è l'uccello sacro il cui verso sembra che simuli il suono della prima sillaba di Kroton, cioè Kro. Il ϘΡΟ rappresenta le prime tre lettere di Kroton in caratteri arcaici. Con lo sfondo della spiaggia e del mare sono state piantate alcune piante autoctone: l'ulivo bianco, il melograno, il mirto, l'alloro, il corbezzolo e altre piante che erano presenti nel Bosco Sacro della dea Hera Lacinia a Capo Colonna.

A Crotone esiste la statua di Milone, copia realizzata dal laboratorio del Louvre, in scala originale a quella esposta nel celebre Museo parigino, realizzata nel 1682 da Pierre Paul Puget. Milone di Crotone dotato di una forza straordinaria fu un grande atleta e militare, vinse per 7 volte le Olimpiadi e fu il condottiero che permise a Crotone di sconfiggere il potente esercito della città rivale di Sibari. Le fonti antiche, Strabone e Pausania, scrivono che ormai vecchio Milone stava attraversando un bosco quando s'imbatté in un ulivo secolare dal tronco cavo sacro alla dea Hera, antistante appunto al tempio di Hera Lacina a Capo Colonna. Milone inserì le mani nella fenditura per spezzare in due il tronco in un'ultima dimostrazione di forza ma la dea, adirata da quell'atto sacrilego, lo punì levandogli le forze ed egli vi rimase incastrato divenendo preda di un branco di lupi.

Alcuni contenuti sono estratti dalla pagina fb bella Crotone

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