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" I Vattienti " di Verbicaro (CS)

  • Writer: Paola Morabito
    Paola Morabito
  • Apr 6, 2022
  • 4 min read

Updated: Apr 8, 2022

"IL misterioso attira l'uomo, ma lo spaventa"

La Calabria, terra dai mille volti, di Madonne e di Santi, di millenarie culture come a ricordarci i tanti popoli che si sono succeduti, custodisce gelosamente riti arcaici. Si parla molto di patrimonio culturale, ma spesso ci soffermiamo solo al suo esterno, al materiale.In molte città della Calabria, le funzioni liturgiche sono vissute con molto trasporto emotivo. Il mercoledì delle Ceneri chiude il rito Pagano ed apre quello religioso con il periodo della Quaresima e,tutte le manifestazioni della Settimana Santa. Molti i Borghi che rievocano riti legati alla Passione di Cristo. Sono essi antichissimi che, seppur attraverso i secoli hanno subito profonde trasformazioni ancora oggi continuano ad essere al centro della religiosità popolare.

A Verbicaro, un piccolissimo borgo nella provincia di CS, tutto ha inizio già dalla Domenica delle Palme: il sacerdote dalla scalinata della Chiesa di San Giuseppe benedice rami d’ulivo e di palma portati dai fedeli. Alla sera, attorno alle 22, alcuni uomini si riuniscono al Calvario, vicino alle Tre Croci, ed intonano un canto antico, nel quale declamano le sofferenze che il genere umano ha inflitto a Gesu’ Cristo, il tutto seguito dal suono delle trombe.Questo rito viene eseguito fino alla sera del Giovedi'. La notte i Verbicaresi si preparano per la processione della Via Crucis che si snoderà nel dedalo delle antiche viuzze del centro storico. Nel tardo pomeriggio di giovedi alcune donne entrano in processione nella Chiesa dell'Assunta e portano sul capo delle ceste colme di "cugliuregli" classico pane col buco centrale e, lo dispongono sulla mensa dell'Altare su dei piatti, uno per ogni Apostolo e uno per il Sacerdote che rappresenta Gesu'.Le donne poi incominciano a girare attorno alla mensa,disponendo monete in ogni pane .Segue il rito religioso della Messa " Coena Domini " seguito dalla lavanda dei piedi a 12 uomini (detti "fratelli") che rappresentano gli Apostoli, vestiti con una tunica bianca e scalzi e, la conseguente distribuzione del pane benedetto ai fedeli che viene consumato all'interno della Chiesa. Alla fine della Messa i fedeli, intonando nenie funebri vanno a visitare gli altari della deposizione (Sepolcri) allestite in tutte le Chiese del paese. Dall'Accensione dei "sepolcri" le campane smettono di suonare sino alla Resurrezione (la messa celebrata la sera del Sabato Santo, quando si suona il Gloria).-

A mezzanotte del giovedi Santo inizia con i " Vattienti" il rito della flagellazione.Un rito antichissimo e cruento.


Le origini del rito, secondo la tesi di Basile , non sono né medioevali, né cristiane. I Vattienti ci riportano ai riti per propiziare la fecondità della terra con l’offerta del sangue da parte del sacerdote ed ai riti per la morte e la resurrezione del dio Attis.

Il rito è compiuto la sera del giovedì santo seguendo tempi e fasi precise scandite dalla tradizione. In un catuvo del centro storico, una ( cantina) un gruppo di battenti, costituito da soli uomini, circondati da alcuni amici, cenano a base di specialità locali: salumi, formaggi e agnello con patate e bevono abbondante vino. Alle ore 22: 00 il gruppo dei battenti si prepara a "battersi" in un altro locale che li ospiterà. Si vestono con abiti e accessori di colore rosso; indossano una maglietta e un pantaloncino e sul capo portano un fazzoletto annodato sulla nuca, con un angolo ricadente sugli occhi e sono e a piedi scalzi.Un amico strofina loro, con un panno di lana grezza, i muscoli anteriori delle cosce; quando la carne diviene rosea per il fluire del san­gue i battenti si percuotono col cardillo, uno stretto cilindro di sughero sul quale sono state infisse e saldate, con una co­lata di cera cinque acuminate pezzi di vetro.Appena il sangue fluisce e macchia le cosce, i battenti stringono il cardillo tra i denti, abbassano la testa in composta riservatezza e, per proteggere la propria identità, mettono le braccia conserte, poggiate al petto, e in silenzio escono per svolgere tre giri devozionali sullo stesso percorso della processione. Essi si muovono a passo svelto, quasi di corsa, ma si fermano per lasciare le impronte di sangue sui i sagrati delle chiese, al Calvario posto in cima all'abitato.. Si battono accovacciati, altre volte in piedi alternando l'appoggio a terra di un piede e il sollevamento dell'altra gamba da percuotere, dando luogo ad una sorta di danza..A conferire sacralità all'atto di percuotersi, è anche il vino che è soffiato sulle gambe dei battenti da persone di loro fiducia che li segue per disinfettarle; spruzzano sulle ferite il vino dopo averlo riscaldato in bocca.Dopo aver compiuto il loro percorso, i "battenti" vanno a lavarsi nella Fontana Vecchia del paese, un tempo fontana pubblica e lavatoio. Appena il sangue smette di fluire ritornano nel locale dal quale sono usciti e si rivestono con gli abiti ordinari, poi vanno nella chiesa di S.Giuseppe raggiungendo l'altare ed escono dalla Chiesa senza mai voltare le spalle.Rientrati a casa lavano le loro ferite con infusi di rosmarino che oltre a disinfettare le ferite coagula il sangue e lenisce il dolore.

I Vattienti di Nocera Terinese e di Verbicaro ritengono che il rito della flagellazione è un atto di fede profonda.. un identificarsi con Cristo Salvatore salvandosi per salvare la propria anima e adempiere al proprio voto.






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