top of page

MULINO SPINASANTA ( Lazzaro)

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Jun 15, 2022
  • 2 min read

Di Saverio Verduci

All’interno della tenuta Spinelli-Rizzuti oggi Lucisano procedendo lungo la strada sterrata che dalla villa baronale conduce alle prime case coloniche e alla vecchia fabbrica per la lavorazione dell’essenza del bergamotto, dopo un breve percorso tra file di bergamotti e nespoli, è possibile scorgere una bella costru- zione, oggi restaurata, di quello che già dagli inizi del XIX secolo, con preci- sione 1826 secondo la data riportata in una incisione su malta di rivestimento della torre acquaia, fu un mulino per la lavorazione del grano prodotto sul ter- ritorio lazzarese. L’intervento di restauro ha riguardato l’intero corpo di fabbrica con l’esclu- sione della torre acquaia e ha comunque mantenuto inalterata nella forma la co- struzione originaria. Relativamente a questo bene architettonico, lo studio della documentazione d’archivio ha fornito un atto dal quale emerge una importante testimonianza di storia lazzarese nella quale si fa espresso riferimento a questo importante muli- no e alla sua importante funzione per la popolazione e per la vita economica di Lazzaro. Si tratta di un atto protocollato in data 4 Aprile 1879 presso il Comune di Motta San Giovanni e comunicato con data 14 Aprile 1879 all’Ufficio Tecnico del Macinato di Reggio Calabria e che nello specifico costituisce, come si può leggere chiaramente sullo stesso documento, una «istanza della popolazione del villaggio di Lazzaro per ottenere l’apertura del mulino denominato Spina Santa dell’esercente Natale Mallamaci». Così si legge formalmente nell’atto che rappresenta un’importante testimo- nianza della vita economica di un piccolo villaggio, fatto di case sparse per lo più coloniche, insediate proprio tra le sponde dell’attuale torrente Oliveto e l’attuale torrente San Vincenzo. Già a partire dalla fine del XVIII sec. il territorio mottese fu sicuramente ca- ratterizzato dalla presenza di numerosi latifondi baronali che costituivano, come del resto per tutti gli altri territori della provincia e dell’intero Meridione d’Italia, la base del sistema economico della classe popolare formata per lo più da contadini e mezzadri. Nell’economia del territorio lazzarese un ruolo primario, in questo specifico periodo storico, fu rappresentato dalle coltivazioni del gelso, dei fichi, degli ulivi, della vite e dei mandorli. Dall’analisi di alcuni documenti storici che si riferiscono a questo periodo, in riferimento alla fraz. di Lazzaro appare, anche se in modo più sporadico rispetto ad alcuni atti del secolo precedente, la deno- minazione di Giardino della Marina, proprio in riferimento alla vitalità econo- mica presente sul nostro territorio dal punto di vista agrario. Dall’atto in esame si evince che la locale popolazione del villaggio di Laz- zaro, con una raccolta di firme, reclama la riapertura di questo mulino dell’e- sercente Natale Mallamaci che era stato precedentemente chiuso poiché, stando a quanto riportato nell’atto in esame, il mugnaio non poteva pagare le imposte governative. Oggi di quest’antica testimonianza che rappresenta a tutti gli effetti un bene di architettura rurale resta una struttura completamente restaurata con la sua splendida torre nella tenuta che in passato appartenne alla famiglia baronale delle sorelle Spinelli, immersa in una vasta coltivazione di bergamotto.>>. Carmine Verduci



Comments


Sito sviluppato da Paola Morabito e Antonia Tallarida
bottom of page