Scilla, tra mito e leggenda
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- Oct 4, 2022
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Updated: Oct 26, 2022
di Paola Morabito
Scilla, l'antica Scyllacum come la ricorda Plinio, sporge da una roccia a strapiombo sul mare ( una costa rocciosa nota come (Promontorio Scillèo), proteso sullo Stretto di Messina, che anticamente ve niva denominato Stretto di Scilla. e, si estende verso due baie di rara bellezza: Marina Grande da un lato e Chjanalea dall'altro.

Fu Teatro di importanti vicende storiche, molte confuse tra mitologia e leggenda che, per millenni ha ispirato poeti come Omero, Virgilio Ovidio e Dante.
Secondo la leggenda questo tratto di litorale era la dimora di Scilla , una ninfa marina che per gelosia fu trasformata dalla maga Circe in un mostro marino. Scilla terrorizzata dal suo aspetto mostruoso, si rifugio' nella cavità di uno scoglio vicino alla grotta dove dimorava Cariddi, figlia di Poseidone trasformata da Zeus in terribile mostro destinata ad ingoiare e rigettare l’acqua del mare tre volte al giorno, ove attirava naviganti, li trascinava in terribili vortici marini e, poi li divorava.
“La sponda destra è infestata da Scilla, la manca dalla irrequieta Cariddi: questa inghiotte e rivomita le navi travolte, quell’altra ha un ventre nero circondato di cani feroci, ma viso di vergine e, se non sono tutte invenzioni le cose che ci tramandano i poeti, un giorno fu davvero una fanciulla.”
“Le Metamorfosi”, di Ovidio- libro XII
La leggenda fu inventata probabilmente per dare un'espressione poetica ai pericoli che i naviganti di quei tempi affrontavano, quando si avventuravano per la prima volta nelle acque inesplorate del Mediterraneo occidentale o, per motivare un fatto scientifico che al tempo non aveva una spiegazione logica,ossia il fenomeno Scilla e Cariddi molto temuto.
Tale fenomeno è causato dalle forti correnti provocate dall'incontro dei due mari: Ionio e Tirreno e creano dei vortici causando notevole difficoltà ai naviganti di quei tempi, ma, non arrecano piu’ alcun danno e alle navigazioni moderne.
L'antica Scilla fu soggetta alle invasioni dei Barbari, fu conquistata dai Bizantini, Normanni e Longobardi divenendo possedimento degli Svevi, Angioini, Aragonesi e infine dal 1533 al 1806 feudo delle famiglie Ruffo .
Nella parte alta il Rione” San Giorgio” centro storico che si sviluppa attorno alla Piazza San Rocco ,da qui “ u' ffacciaturi" il” Belvedere” che offre una vista fino a Punta Faro in Sicilia e alle isole Eolie.
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La scrittrice Kazimera Alberti cosi descrive lo scenario: “ Usciamo di sera sul sommo Castello a guardare il tramonto del sole.Il mare si è tinto di rosa e di colpo la calda bruma, finora sospesa all'orizzonte si apre e ci mostra le isole Eolie, che per tutto il giorno non siamo riusciti a scorgere, Stromboli, chiaramente profilato cche sembra reggere l'orizzonte, Lipari, Vulcano, Panarea e Filicudi come dipinti sul cartone del cielo con un delicatissimo grigio acquarello.”
Prospiciente la Piazza e' il Municipio e la cinquecentesca Chiesa di San Rocco di cui le sue linee originali a causa di numerosi rimaneggiamenti, sono stati persi nel tempo. All'interno è custodita la statua lignea di San Rocco( sec.XVIII ), avvolta in un bellissimo mantello porpurereo. Si possono ammirare pure dei dipinti del '700 di San Giorgio e Sant'Antonio in Adorazione.
Nelle vicinanze si trova la Chiesa del Rosario, la Fontana “ il Pescatore” scultura del locrese Pasquale Panetta; essa rappresenta la caccia al pescespada , antica arte che i marinai praticavano già nell'antichità' e, che a Bagnara e Palmi avviene ancora oggi in maniera spettacolare.
La strada scende verso il mare e dopo alcune vie appare la Chiesa dell'Immacolata. Sorge sullo Scoglio nello stesso luogo in cui sorgeva la Chiesa precedente di origine Basiliana, distrutta in seguito al terremoto del 1783.
L'attuale è stata edificata poco dopo la metà del secolo scorso. Lo stile non è ben identificato, è un miscuglio di vari stili con prevalenza gotico ma, si caratterizza per la facciata, un portico e sopra sorretto da sei colonne marmoree prive di base e di capitelli provenienti dalla vecchia chiesa; sopra di esso, al centro della facciata è posizionata in una nicchia in alto una statua della Vergine.
All'interno della Chiesa sono custodite molte opere di pregevole valore: un busto marmoreo che rappresenta San Pietro Apostolo forse opera da un seguace proveniente dalla scuola di Gian lorenzo Bernini,
l'icona della Madonna Odigitria del XV secolo o, come la chiamano gli Scillesi” la Madonna della Porta” la cui opera è attribuita al maestro di Galatina un dipinto su tavola del XV secolo.
Accanto alla Chiesa una strada pedonale porta al Castello Medievale. Costruito in epoca bizantina. Con la conquista normanna assunse un ruolo fondamentale contro gli arabi che occupavano la Sicilia La giurisdizione del castello passò sotto la dinastia degli Svevi e nel 1250 fu affidato al conte di Catanzaro Pietro Ruffo. Dopo essere passato in mano a diversi feudatari in casa d'Angio' e d'Aragona nel 1522 fu ceduto a Paolo Ruffo di Sinopoli che ne fece eseguire vasti lavori di fortificazioni e decorazioni ;venne costruita anche la Torre Cavallo, una delle tante torri vedette costruita in epoca Aragonese come difesa dalle incursioni saracene.
Oggi, dopo un nuovo restauro, è stato destinato a diventare un centro culturale: ospita infatti il Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi ed è sede di mostre e convegni.
Dal castello la strada scende a Marina Grande dominata dalla settecentesca Chiesa barocca dello Spirito Santo.
Stupenda è “ Spiaggia delle Sirene” lunga 800 m, sabbiosa e ghiaiosa , mare limpidissimo, fondali profondi.E' la spiaggia più grande e più attrezzata e, vanta tutti i possibili confort per i bagnanti. Vicino Marina Grande vi è anche un'altra spiaggia Punta Pacì che con le sue acque cristalline che rendono ben visibili i fondali , attira molti i amanti dello snorkeling. Cala delle Rondini è una piccola insenatura incontaminata ,di difficile accesso, ma questo non sembra spaventare i bagnanti che amano i luoghi più isolati.
Dal lungomare di Marina Grande, proseguendo verso destra si arriva al piccolo porticciolo da cui nasce il pittoresco quartiere dei pescatori di Chianalea. Il suo nome deriva da "Piana delle Galee " ovvero il punto in cui salpavano le feluche, (antiche imbarcazioni adibite per la caccia del pesce spada“) o, Canalea .
Tali vicoli inoltre,scendono il mare e, per questa ragione, ricordano dei canali. da qui il nome Chianalea. Qui, ai lati dei vicoli sono “attraccate”barchette di legno colorate a dimostrazione che , ancora oggi le origini del luogo sono quelle di un paesello di pescatori.
In Agosto durante la festività di San Rocco patrono di Scilla è tradizione che il Porto delle Feluche sospenda le sue attività dedite alla pesca del pesce spada sulla quale l'economia di Scilla si basa da secoli .
Raggiungere Scilla
Oltre che dall'autostrada Salerno-RC si giunge a Scilla lungo il mare, da Bagnara dopo circa 10 km di strada panoramica, o da Villa San Giovanni, oppure attraverso un itinerario alternativo attraverso i Piani di Melia a 600 m slm. Suggestivi per i panorami che si possono ammirare. Tra i boschi di castagno e gli oliveti, lungo una via scarsamente protetta e piuttosto pericolosa vi sono le Grotte carsiche di Tremusa presso le quali sgorga la Sorgente di Paolo Re “le cui acque sono indicate per la cura delle malattie renali. L’azione acidula delle acque sorgive , grazie alla presenza del calcio derivante dalle innumerevoli conchiglie presenti nel terreno e sui soffitti delle grotte ha creato cavità ricche di stallatiti e stalagmiti.
Fa parte del comune di Scilla la Frazione di Favazzina.. Posta in una posizione stupenda, sovrastata dalla Costa Viola e' tra le località turistiche più ricercate per la tranquillità che la distinguono, in particolar per la sua spiaggia fatta di sabbia fine. Qui abbondano freschissime acque sorgive e sui terrazzamenti a perpendicolo vengono coltivate il pregiato limone “ verdello” e l'uva “zibibbbo”.

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