Siderno (R.C.): un po' di storia
- Tutt@ l@ C@l@bri@

- Mar 15, 2022
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Siderno è un centro di circa 18.000 abitanti che si affaccia sul mare jonio con una terrazza, il lungomare, in una cornice tra le più suggestive del comprensorio.
Le sue origini sono contemporanee a quelle degli altri centri della Magna Grecia e fino al 915 sarebbe stato sotto la giurisdizione locrese. Potrebbe essere stato un “Paese di frontiera” tra le due repubbliche magnogreche di Kaulonia e Locri. Fino a quando non si avranno riscontri definitivi per l’individuazione del fiume Sagra, tra il Torbido e l’Allaro, l’origine e la storia di questo Centro è suscettibile ad interpretazioni differenti.
Il un documento imperiale del 1221 si accenna a Siderno come Contea, ma il primo documento storico che fa riferimento a Siderno è il “Sinodo Geracese” di Mons. Cesare Rossi, datato 1348, in cui si legge che la “Terra di Siderone” era posseduta da un certo Antonio Caracciolo, figlio di Arrigo II, ciambellano della regina Giovanna I.
Le sorti della cittadina, successive all’investitura del Caracciolo, Conte di Gerace, non sempre hanno incontrato unanimi pareri tanto che due tra i più illustri storiografi locali: il canonico Michelangelo Macrì, membro onorario della Reale Accademia di Scienze ed Ordinario della Società Pantoniana, con la “Sidernografia” del 1824 ed il dottor Francesco Prati, con “Mocta Sideronis” del 1912, si sono sempre trovati in disaccordo e sul sito e sulla sua storia. È comunque accertato che nel Medio Evo, faceva parte integrante della contea di Grotteria e come tale ne subisce le sorti passando da una dominazione all’altra, tra le quali si ricordano quella Angioina e quella Aragonese.
Nel 1496 passa sotto la famiglia Carafa e con Don Vincenzo inizia un periodo di splendore, seguendone le sorti fino al 1700.
Con le incursioni dei Saraceni, la popolazione, ritiratasi all’interno, fonda le cittadine di Salvi e di Siderno Superiore.
A questo punto è opportuno dividere in due interventi separati la descrizione della cittadina, distinguendo due itinerari separati: uno storico ed uno marino.
Il primo ci porta, ovviamente, a Siderno Superiore, che si trova a circa quattro chilometri dalla statale 106 ed ha nella struttura urbana interessanti palazzi nobiliari che hanno avuto un ruolo nella storia italiana.
Appena entrati nella cittadina, a sinistra, in posizione poco in vista vi è la chiesetta di San Carlo Borromeo. La chiesetta, edificata intorno alla fine del 1500, presenta una facciata con linee ispirate al barocco meridionale anche le quelle classiche hanno una notevole presenza. Il portale in pietra di tufo, è incorniciato da due paraste e da un timpano al centro del quale vi è una lapide marmorea. Nella lunetta che la sormonta si legge la data del 1854. Interessante anche il portale sulla strada che porta allo Zomaro. È in pietra litica ed è ad architrave aggettante sulla quale si colloca una nicchia ad arco, un davanzale in pietra con elegante ricciolo a doppia voluta. L’interno, ad unica navata, presenta un sistema di paraste sormontate da capitelli jonici e da una cornice sporgente. Sulla parete di sinistra, in corrispondenza della cappella dedicata al Beato Logorio, si può leggere la data del 1830. Continuando lungo la strada, superata la curva a destra, conviene lasciare la macchina e proseguire a piedi lungo la ripida salita che conduce alla piazzetta di San Nicola.
Quasi alla sommità della salita, alla nostra destra si presenta in tutta la sua imponenza Palazzo De Mojà. È un palazzo gentilizio, recentemente recuperato dall’Amministrazione Comunale ed è utilizzato per mostre e convegni. Costruito intorno al diciassettesimo secolo presenta una struttura ben proporzionata e valorizzata da una serie di balconi, finestre, mensole, cornici a triplice ghiera, ringhiere in ferro battuto che testimoniano la bellezza delle forme e la qualità artigianale. Il portale incastonato nella facciata principale, è in pietra litica scolpita con conci a diamante. Grandi volute con elementi floreali lo incorniciano con un abbraccio a tutto tondo. Al di sopra un bel balcone sorretto da mensole in pietra.
Sulla facciata opposta, nel vicoletto, un portale a tutto sesto con decorazioni a rosette alternate a riquadri lisci.
Riprendendo la salita giungeremo sulla piazza San Nicola. Qui, in un angolo, il busto in bronzo di Padre Paolo Piromalli, opera dello scultore sidernese Giuseppe Correale. Di fronte la chiesa di San Nicola del 1600. L’interno è a tre navate, divisa da due ordini di pilastri che rorreggono quattro arcate a tutto sesto. Subito dopo l’ingresso due acquasantiere, in marmo di Canolo, portano la data del 1597 e 1624. L’altare, oltre al pergamo in legno con colonnine tortili vi è una bella pala raffigurante la Madonna della Consolazione con ai lati San Nicola e San Giuseppe che porge un fiore al Bambinello Gesù. Ai due lati, tele del sei e settecento napoletano che rappresentano: la Madonna delle Grazie, San Vincenzo Ferreri, l’Adorazione dei Magi, l’Assunzione, il SS Sacramento ed il sacrificio di San Gennaro. Nella navata di sinistra la cappella del SS Sacramento. La volta è decorata a stucchi e ad affreschi. Nella navata di destra la cappella della Madonna della Luce, un imponente altare ed un medaglione con lo stemma del vescovo Giovan Battista Correale, datato 1742. Sopra la porta laterale, in una nicchia, si può ammirare la statua di Santa Caterina d’Alessandria. La chiesa è riccamente arredata di reliquie, ostensori, calici decorati in oro e argento e paramenti damascati anch’essi ricamati in oro e argento.
Uscendo dalla chiesa e continuando a salire si incontra Palazzo Fragomeni. L’intero complesso è un tipico esempio delle residenze settecentesche. Interessante la lunga balconata delimitata da una ringhiera in ferro. Il palazzo è del 1846 ed ospitò il Re Ferdinando II e la consorte di ritorno da Agnana. Ancora più avanti la casa natale di Michele Bello, uno dei cinque martiri di Gerace. Sulla parete un medaglione ed una lapide ricordano l’evento.
A sinistra della chiesa di San Nicola vi è il palazzo Falletti. Imponente costruzione distribuita su tre piani con entrata principale da Via
Scimiotto. Ha un imponente portale sormontato dallo stemma di famiglia. Interessante il mascherone all’angolo in alto vicino al cornicione.
L’itinerario marino, invece, ci fa fare un tuffo nella modernità.
L’attrattiva principale è il lungomare, realizzato nel secolo scorso, dopo tante distruzioni ad opera delle tumultuose mareggiate, rivede nuovo interesse e splendore. Si snoda per circa quattro chilometri ed è arricchito da numerosi monumenti in bronzo, opere dello scultore sidernese Giuseppe Correale. San Francesco nell’atto di benedire il mare alla estremità sud, il monumento al marinaio, rappresentato da una vela, al centro. Le due chiese custodiscono opere dello scultore Correale: un bellissimo portale la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo; la madonna della Pace, scultura in legno di noce, invece, nella chiesa di Santa Maria dell’Arco. Il monumento a Michele Bello, invece è posto al centro di Piazza Cavour, a ridosso della Banca Nazionale del Lavoro.
Interessanti sono i palazzi: Calautti, Pistoni, Marvasi e la villa Albanese.








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