"Vattienti" - Nocera Terinese (CZ)
- Francesco Pezzimenti

- Apr 9, 2022
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La Settimana Santa rappresenta per gli abitanti di Nocera Terinese, paese della Calabria in provincia di Catanzaro, il momento più atteso e suggestivo di tutto l’anno sia per la forte e sentita devozione alla Madonna Addolorata e sia per il rinnovo del rito secolare dei “Vattienti” che si flagellano pubblicamente nel corso della processione della Pietà lignea seicentesca, alcuni, la sera del Venerdì Santo e altri nella giornata del Sabato Santo. Ma chi sono i vattienti? Sono uomini che hanno teoricamente qualcosa da espiare per sé stessi o per altri o che intendono con il loro sacrificio ottenere un voto. Ai vattienti vengono fatti indossare dei pantaloncini rigorosamente scuri e corti per lasciare nude le gambe e le cosce, che saranno le parti flagellate, e viene loro posta sul capo una corona di spine. Intanto, viene fatto scaldare un infuso di rosmarino che successivamente viene energicamente massaggiato sulle gambe dei flagellati per facilitare il riassorbimento del sangue. Raggiunti in fretta i locali adibiti alla preparazione, si dà luogo alla vestizione. Il vattiente si avvolge il capo con un drappo nero detto mannile, antico copricapo usato dalle donne maritate noceresi,in più indossa una maglietta ed un paio di pantaloni corti neri. Il vattiente si cinge il capo con una corona di spine fatta di sparacogna, asparago selvatico, che cresce spontaneo nei luoghi ombrosi delle campagne noceresi. Al vattiente si aggiunge un altro personaggio, che lo accompagnerà lungo tutto il suo pellegrinaggio: l’acciomu, ossia l’ecce homo che indossa un lungo drappo rosso, e stringe tra le braccia una croce, anch’essa avvolta con un panno rosso; è scalzo, come il vattiente, ed il suo capo è coronato con la “spina santa”, dai rami lunghi ed aculei. Gli strumenti con cui il vattiente dà luogo al rito sono il cardo e la rosa. Si tratta di dischi di sughero con i quali il vattiente si percuote. Uno ha inseriti sulla sua superficie tredici pezzi di vetro che simboleggiano i dodici apostoli e Cristo, l’altro è, invece, ben levigato e viene usato sia per preparare la pelle a ricevere i colpi, e per le eventuali ferite procurate dalle schegge di vetro, sia, secondo alcuni, per macchiare con il sangue le mura e le porte delle case attraversate dalla processione. I vattienti camminano per il paese battendosi prima davanti alla propria casa e poi davanti alle case di amici, parenti, ed infine davanti ai sagrati delle chiese e alle icone votive. Nel loro percorso di espiazione sono accompagnati da famigliari e conoscenti che bagnano loro le gambe con infusi di vino e aceto. In questo modo, prevengono sia possibili infezioni che la formazione di coaguli e croste che oltre a provocare dolore renderebbero meno scenico il rito. Quando incontra la statua della Madonna Addolorata, il flagellato si inchina davanti ad essa, fa il segno della croce, si percuote e versa il suo sangue ai piedi della Vergine e termina dando un bacio alla sacra effige, in segno di devozione. Completato il giro, il flagellato, ritorna nei locali della preparazione, si deterge le ferite con un infuso di acqua e rosmarino e si unisce al corteo dei fedeli.
Articolo e foto di Francesco Pezzimenti






























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