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Antichi giochi giocattoli e strumenti musicali della Locride

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Jul 19, 2022
  • 3 min read

di Orlando Sculli

disegni di Reno Ammendolea

Fra le tante emergenze del nostro territorio c’è senza dubbio la necessità di salvare alcuni beni culturali quasi scomparsi, che potrebbero riacquistare consistenza e dignità culturale grazie alla memoria dei vecchi e degli anziani. Questa volta tocca operare nel comparto dei giochi, dei giocattoli e degli strumenti musicali, fino a sessanta anni fa molto ricco. L’indagine si riferisce alla Locride attuale, che abbraccia le comunità comprese tra Palizzi e Monasterace. Il relativo entroterra, fino ad un recente passato, ha prodotto una variegata e rilevante cultura ludica legata anche agli strumenti musicali. Infatti la costruzione di piccoli strumenti musicali, sin dall’infanzia, rivestiva una funzione di gioco creativo che veniva esercitata in modo corale dai bambini, spesso in gara tra loro. Dagli steli d’avena, dalle canne selvatiche e da quelle palustri, venivano ricavate le “zammarélle” (fischietti), mentre dai nòccioli di albicocche, i “frischjacáni”, rudimentali richiami per animali. Un vero e proprio strumento musicale era costituito dal flauto (frischjóttu), che veniva costruito in età adolescenziale quando i più dotati realizzavano anche il doppio flauto (frischjóttu a paru) su indicazione degli adulti. Solo i più bravi nella manualità, in età giovanile si cimentavano nella fabbricazione della lira o delle ciaramelle, per un gioco più complesso basato sulle gare di bravura, per serenate, balli, feste. Spesso la costruzione di uno strumento musicale era stimolata dalla mancanza di compagni di giochi ed allora il suono ed il canto ne diventavano la compensazione. Poiché ogni villaggio presentava delle peculiarità proprie, disponendo delle risorse adeguate, si potrebbero recuperare ancora parecchie centinaia di giochi, molti giocattoli e tutti gli strumenti musicali. L’indagine è stata estesa in tutto il territorio. Non ha pretese enciclopediche ed ha carattere solo descrittivo, essendo consapevoli del faticoso lavoro di studio che potrebbe completarla, in un percorso di ricerche integrate, sociologiche, antropologiche, iconografiche… Ad esempio, per molti autori il gioco della lippa farebbe la sua comparsa dopo il sec. XVI, (Bruegel il vecchio non lo rappresenta nel suo famoso quadro Giochi di bambini), ma si ha notizia del ritrovamento di legnetti appuntiti identici a quelli della lippa, in tombe egizie (rep. 7146, al Petrie Museum di Londra, ricercatore M. Fittà, 2003). Verosimilmente quindi, il “giacóffu” si diffonde prima nell’area meridionale del Mediterraneo, poi in Europa e quindi in America, dove con quasi certezza fornirà lo schema di gioco al baseball. E così per la morra: di nuovo in una tomba egizia, si vede un dignitario di corte nel gesto di gioco tipico davanti ad un altro giocatore. Conducendo la presente ricerca, l’area che ha riservato le maggiori sorprese è stata la Locride meridionale, riconosciuta come la più conservativa. C’è da evidenziare però, per quanto riguarda la lira calabrese e la chitarra battente, che l’area di conservazione è stata la Locride centro-settentrionale, in particolare la Valle del Torbido. La parte più emancipata del territorio analizzato ha fornito meno apporti, forse per il fatto che, essendo stata toccata prima da forme ludiche nuove, aveva abbandonato da tempo quelle antiche. Facendo un’analisi più approfondita, si scopre che molti giochi, giocattoli e strumenti musicali ci provengono da un passato molto remoto, vedi il caso del flauto e della zampogna oppure quello degli astraga 13li, comunissimi sia presso i greci che i romani. Sicuramente molte espressioni ludiche avranno avuto attinenza con il mondo classico, ma numerose ci giungono quantomeno da quello medievale. Sarebbe veramente un peccato lasciarle sprofondare definitivamente nel mondo dell’oblio. Da qui la pretesa di poterne salvare un numero consistente, con la necessità di una opportuna descrizione tecnica e rappresentazione grafica, per riscoprirne le sottili componenti poetiche, creative e socializzanti. E a questo ci conducono i disegni di Reno Ammendolea che cercano di disvelare in un immaginario ormai ovattato le atmosfere gioiose dell’infanzia. Un racconto della felicità del gioco, di un certo modo di giocare con passione individuale e collettiva. Ma “parlano” anche del fascino dell’oggetto costruito con essenzialità tecnologica e ricco senso estetico, in un istintivo e viscerale scambio di bellezza col mondo.


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