Cacalattuca
- Tutt@ l@ C@l@bri@

- Aug 10, 2022
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Updated: Oct 26, 2022
di Orlando Sculli
Foto reno Ammendolea

Era un gioco di gruppo per ragazzi. Dopo la conta, un malcapitato “buzzava” ossia poggiava il volto tra le mani della “mamma”, il maestro del gioco, e restava incurvato con il sedere prominente. Il maestro stava seduto e secondo le regole del gioco, esordiva dicendo: “Caca lattúca, caca linúsa, caca non ridíti!”; a questo punto la “mamma” raccontava delle barzellette e se qualcuno avesse riso avrebbe sostituito il sorteggiato. Il gioco proseguiva con le seguenti formule pronunciate dal maestro: “Caca non parráti!”, così chi parlava avrebbe sostituito il malcapitato. Il maestro continuava: “Mináti na botticélla e poi fujíti!”, e il sorteggiato rincorreva gli altri con l’intento di acchiappare qualcuno; “Pani jancu tocca a mamma!”, e tutti da ogni parte correvano cercando di toccare il maestro, così chi ci riusciva era immune dall’attacco del sorteggiato che stava all’erta; “Pani nigru nesci fora!”, e tutti riprendevano a scappare perché non più garantiti. Nel corso del gioco, quando qualcuno era catturato, avveniva la sostituzione di ruolo e si ricominciava. Il gioco era diffuso a Ferruzzano.




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