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Castello di Arena

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Nov 30, 2022
  • 2 min read

Il Castello di Arena, costruito da Ruggero nell'XI secolo a difesa di Mileto, in luogo strategico e inespugnabile, è posto su un possente sperone di roccia a metà strada fra Monteleone e Stilo, a difesa del passo Berra, che metteva in collegamento i due mari.

Fu insediato quale primo conte d’Arena un figlio naturale del "Normanno", ossia Ruggero Conclubet. I discendenti di quest’ultimo per ben 600 anni continueranno a dominare in Arena, vivendo in prima persona i più importanti eventi storici: dalla transizione normanno-sveva all’avvento degli Angioini, dalla congiura dei baroni alla rivoluzione di Tommaso Campanella.

Testimone di questi importi fatti di storia fu il castello, che, già ricostruito in seguito al terremoto del 1753 dai duchi Acquaviva, non sopportò la violenta forza devastatrice del sisma del 1783, lo stesso che rase al suolo Mileto. Gli imponenti e maestosi ruderi che orgogliosamente resistono al passaggio del tempo rimangono il più utile strumento per ricostruire i quasi 1000 anni di storia di una delle più importanti strutture difensive della zona.

Il corpo di fabbrica ricalca un quadrilatero, con mura perimetrali robuste e possenti. L’accesso al castello e permesso dalla sola facciata orientale mentre le altre 3 sono circondate da dirupi imprendibili e vertiginosi. Agli angoli del quadrilatero sorgono 4 torri parzialmente conservate e di epoche diverse.

Precisamente, il castello presenta 2 torri angioine a base circolare e scanalate dalla parte orientale, un “unicum” dell’ingegno militare francese in Calabria, mentre gli altri 2 vertici presentano 2 torri a base quadrata d’epoca aragonese, adatte successivamente per assorbire gli attacchi con le armi da fuoco.

Il castello non assolse solo un ruolo difensivo, ma era anche il luogo in cui si amministrava la giustizia, dove il marchese aveva la sua dimora e dove si svolgevano le attività economiche più importanti. Ad esempio, sono ancora visibili i sotterranei dove erano ospitate le carceri, mentre non resta niente degli alloggi e delle stanze di servizio, oltre dei saloni riccamente decorati, documentati solamente in alcuni tomi dell'archivio marchesale.

Foto: Marcello Michele

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