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Il Castello Medievale o " Pellicano "a Gioiosa ionica

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Feb 8, 2023
  • 3 min read


L'imponente opera di fortificazione comunemente detta “ Castello Medievale” o “Pellicano” di Gioiosa Ionica, si erge maestosa sul promontorio roccioso lungo il corso della fiumara Gallizzi a circa 5 km dalla costa, Possiede due torri, un cortile, un fossato ed un palazzo cinquecentesco annesso, già dimora dei feudatari.


Le fonti ritengono che il periodo della sua costruzione vada collocata durante il periodo Svevo 1194-1265 o nei primi decenni del dominio Angioino (1266-1443). Durante la dominazione aragonese, il territorio Gioiosano fu feudo dei principi Carafa, che rimase in loro possesso fino al 1559, anno cui la baronia di Gioiosa venne acquistata per 12.000 ducati dai Caracciolo, divenuti marchesi di Gioiosa nel 1591. Essi detennero il marchesato di Gioiosa fino all’eversione della feudalità del 1806, rimanendo proprietari del castello fino al 1871. A questa famiglia si devono molti lavori di trasformazione del complesso Castello-Palazzo.

Infatti, nel 1638, quando, a causa del violento sisma verificatosi in quel tempo, la parte residenziale del castello, è andata in rovina, e fu definitivamente abbandonata. La residenza del feudatario fu cosi trasferita nel vicino palazzo baronale. Insieme alle carceri, ai depositi della seta, dell'olio e del grano, all'archivio. I Caracciolo intrapresero un'opera di restauro e di adattamento delle strutture alle loro esigenze che conferì al complesso castellano l'attuale aspetto.

In quel periodo il palazzo baronale fu ingrandito mediante l'aggiunta di un corpo prospiciente il fossato, composto di un ambiente a due piani. Il fossato fu interrato fino ad un certo livello per la realizzazione del cortile. A questo periodo risale anche la costruzione del muro che, chiudendo al pubblico l'ultimo tratto di strada, con sentì la creazione del giardino interno; e, infine, l'erezione del portale esterno bugnato che immetteva a tutto il complesso.

I lavori di ristrutturazione terminarono nell'anno 1658, come testimoniava lo stemma che sormontava il portale esterno. Va rilevato la costruzione di un ponte in muratura per accedere con facilità alle rovine del castello ove ancora venivano utilizzate alcune delle antiche strutture (pozzo, cisterna e qualcuno degli ambienti in rovina)


Allarmi, Allarmi li campani sonanu, i Turchi arrivanu alla Marina”


“Il castello, dunque, era caratterizzato da una struttura prettamente militare: possedeva due torr i due grandi torri d'avvistamento Esse permettevano di segnalare in tempo il pericolo che arriva sempre dal mare ( i saraceni che scorazzavano seminando morte e distruzioneera circondato da alte mura e separato da un profondo fossato. All'interno si trovava un impressionante armamento.

L'ingresso, era posto al di sopra del fossato e ad esso si accedeva attraverso un ponte levatoio di legno,

Il corridoio centrale, ancora oggi esistente, dall'ingresso immetteva in due appartamenti ben distinti, uno dei quali a due piani. Quello occidentale, il più antico e situato lungo la parete a strapiombo sul fiume Gallizzi, presentava un solo piano fuori terra ed era costituito da tre ambienti: un grande salone, e due stanze.

L'appartamento orientale, quello esposto sull'abitato, presentava una struttura più articolata. Al piano terra, si trovavano cinque camere: un grande salone,

una stanza di medie dimensioni, il guardaroba, la prigione e la cucina. Al di sopra di questo secondo appartamento si trovavano alcune stanze a cui si accedeva attraverso una imponente scalinata ancora oggi esistente. È assai probabile che tali locali costituissero la zona residenziale del complesso, un tempo riservata al feudatario o ai suoi ufficiali. “da " il Castello di Gioiosa in Calabria Ulteriore"di Vincenzo Naymo

All'interno delle mura esisteva anche una prigione , essa

era divisa in due sezioni ben distinte e separate: quella civile e quella criminale

L'intero complesso Castellano insieme all'ex feudo di Gioiosa fu poi venduto al Marchese Pierdomenico Pellicano nobile di Reggio Calabria e cavaliere del S. M. Ordine di Malta. I cui discendenti ancora oggi lo detengono.

Durante le continue incursioni dei Turchi (dal XVI al XVII secolo) il castello venne collegato con Torre Elisabetta, con Torre Galea e con Torre Borraca o del Cavallaro, poste a un miglio di distanza.







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