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Castello Normanno-Svevo di Cosenza

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Dec 15, 2022
  • 2 min read

Il Castello Normanno-Svevo di Cosenza rappresenta il principale monumento della città dei Bruzi, che lo vede ergersi ormai da secoli su uno dei punti più alti della città, il colle Pancrazio, uno dei sette colli della città.

E’ edificato su una motta artificiale di forma rettangolare, il cui orientamento rimanda alle edificazioni dei Bretii (è qui che sorgeva la Rocca Bretta dal VI sec a.C.), popolazione che era solita posizionare le proprie strutture rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali. I Bizantini costruirono, nel 937 d.C., il proprio forte in cima allo stesso colle sulle rovine di un’antica rocca ma dopo poco il califfo saraceno Saati Cayti lo rimaneggiò fortemente.

Il castello viene spesso definito Normanno in quanto, a partire dal XII secolo, Ruggiero II lo ingrandì e ne rinforzò le fondamenta e le mura, facendone una vera e propria roccaforte, ospitante anche la Curia.

Fu distrutto dopo il terremoto del 1184 e ricostruito durante il XIII secolo da Federico II di Svevia (da qui la sua denominazione “normanno-svevo”). Durante il conflitto angioino–aragonese fu adibito a zecca per la realizzazione di monete, e venne successivamente trasformato in residenza principesca per Luigi III d’Angiò e la consorte Margherita di Savoia, venuti a governare la provincia calabrese.

Nel 1459 vi dimorò Re Alfonso II di Napoli e nel XVI secolo ritornò alla sua funzione iniziale bellica, rappresentando il fortilizio militare più importante della Calabria settentrionale. Danneggiato dai numerosi terremoti cadde completamente in rovina. Fu ripreso dai Borboni che lo adibirono a carcere, e dopo l’Unità d’Italia passò al comune di Cosenza che lo acquistò in un’asta pubblica.

Dopo i restauri degli ultimi anni il Castello presenta ben conservati: la torre ottagonale di epoca sveva, caratterizzata da strette “saiettiere” che permettevano ai difensori di usare le armi stando al coperto e con uno strombo d’apertura, gli stemmi di età angioina incisi sugli archi svevi a costoloni, che si immettono nel corridoio detto “dei fiordalisi”, lo scudo aragonese, le sale del trono, delle armi e dei ricevimenti oltre alla cisterna Santa Barbara, le segrete e il cortile interno.

Foto dal web

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