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Gli Arbereshe di Calabria tra storia e tradizioni.

  • Writer: Paola Morabito
    Paola Morabito
  • Dec 19, 2021
  • 4 min read

Updated: Jul 9, 2022



L'esodo degli Albanesi in Italia risale ai secoli XIV – XVIII dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte Giorgio Castriota detto Skandenberg nel 1468.

Le prime comunità si insediarono nella penisola tra il XV e il XVI secolo e vennero chiamate Arbëresh, dal nome del Principato di Arbër (o Principato di Arbanon), primo stato feudale albanese medievale, fondato in seguito alla separazione dall’Impero di Bisanzio, dopo la scissione dell’Impero romano d’Occidente da quello d’Oriente(476 dc).

Alla fine del XIV secolo sembrava che gli ottomani stessero avendo la meglio sull’Europa cristiana devastando e disseminando stragi ai popoli vinti, prima serbi bulgari greci, poi Albanesi.

Nella storia del popolo albanese emerge la figura di un uomo : Giorgio Castriota detto Skanderberg...E' impossibile sintetizzare la sua figura: re dell'Epirom indomabile guerriero; eredito' dal padre Giovanni abilità politica e scaltrezza militare, coraggio, umanità. Nominato

SKANDERBEG” per le sue abilità; venne paragonato ad un altro condottiero della storia , Alessandro Magno, infatti nella lingua turca Sknderberg vuol dire” Alessandro Signore”


Trasformo' il suo territorio in fortezze, guarnigioni militari, addestro' il suo popolo alla difesa da altri popoli. Combatte' per 25 anni l'esercito ottomano che volevano invadere l'Albania e, creare un ponte con l'Adriatico per poter conquistare l'Europa.

Nonostante le defezioni continue e le gravi perdite, l’esercito turco non sembrava arrendersi e, dopo varie scorribande e battaglie cruente, il condottiero chiese aiuto ad Alfonso I d’Aragona, che si rese disponibile, riconoscendo a Skanderbeg il merito di essersi fatto carico negli anni di una cosi durissima lotta contro i turchi che, una loro vittoria avrebbe potuto nuocere molto alla corona napoletana. Il sovrano aragonese invio' cosi truppe e danaro.

E’ l’inizio di uno scambio con l'Italia ,un’ alleanza dal forte impatto storico e sociale; successivamente nel 1458 si recò in Italia in aiuto di Ferdinando I di Napoli contro il suo rivale Giovanni d’Angiò: come segno di riconoscimento il re gli concesse i feudi di San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo in Puglia.

Tornato in Albania respinse nuove invasioni turche nel 1464 e nel 1465, entrambe organizzate da Maometto II.

Nonostante i numerosi successi, nel 1468 morì di malaria. Dopo la sua morte l'esercito ottomano riusci a sconfiggere la resistenza albanese e a conquistare i territori, si preparavano ora ad estendere le loro conquiste anche in EUROPA

Quella vittoria ebbe delle conseguenze tragiche sugli albanesi che in breve cambio' la loro vita.


Iniziò uno stanziamento strutturato, organizzato e destinato a durare nel tempo.

I soldati portarono le proprie famiglie, cosi dal paese delle Aquile si sviluppo' un flusso migratorio attraverso l'Adriatico.

Skanderberg, durante gli anni della dominazione ottomana era riuscito a seminare tra il suo popolo, il seme dell'Unita' Nazionale, forgio' in loro uno spirito libero. Durante la resistenza riuscirono a mantenere vivo il ricordo delle loro tradizioni, i canti popolari, la loro religione ed alla morte del suo leader avevano paura di finire prigionieri,di dover assimilare un'altra cultura Ecco perchè incominciarono ad emigrare verso l'Italia con la speranza di poter vivere una nuova vita senza soggiogatori.

OGGI

La loro presenza si registra in quarantuno comuni, sparsi in tutto il Sud Italia, il cui insieme si chiama Arbëria e gli abitanti vengono chiamati arbëreshë .

Onorarono la propria storia,e la patria da dove venivano,non permisero a nessuno di offenderli o disonorarli. Trasmisero ai figli la lingua e i ricordo storico. Vissero in terra straniera con dignita' riuscendo ad amalgamarsi col popolo calabrese al punto da sentirsi italiani riuscendo a mantenere la loro identita' culturale. E vissero liberi perchè il loro eroe questo gli aveva insegnato.Molte comunità arbereshe della Calabria conservano il rito religioso dei loro antenati: Cattolico Greco-Bizantino.

La lingua e l'accento arbereshe non sono presenti in tutti i centri italo-albanesi della Calabria, in quanto ,essendo le comunità dislocate in modo non omogeneo in regioni spesso circondate da comunità italiche, hanno effettuato un percorso storico-integrativo diverso,da un'area all'altra.

Alcuni paesi come Lungro, Acquaformosa, Civita, Frascineto ancora parlano la lingua di origine;a Mongrassano, Cervicati,Cerzeto, Falconara Albanese è quasi scomparsa.

Le consuetudini alimentari delle comunità italo-albanesi si sono consolidate nel tempo conservando la loro ritualità e misteri, in particolare nella cucina.

COMUNQUE

È difficile dire cosa nella comunità Arbëreshë sia italiana o albanese; da un lato l’integrazione di secoli li rende assolutamente italiani, dall’altra sono riusciti a conservare un’identità culturale molto importante e ovviamente questo fenomeno d'interscambio culturale è palese anche nella nostra tradizione culinaria. Come stabilire un confine tra cucina calabra o albanese, greca o bizantina .. è quasi impossibile , la certezza è che il meglio delle due cucine si sono fuse in una sintesi di gusto e tradizioni.

Ancora oggi in alcuni paesi grazie alla capacità di alcune donne vengono preparate alcuni tipi di pasta come le :shetridhlat, Dromsa o Strangule.( mia madre chiamava gli gnocchi,strangujji)

LaDromsa o pasta dei poveri è sinonimo di di pasta, ovvero grumi di pasta cotta in un sugo molto spesso di carne.Un antico rito prevede la farina sparsa sulla spianatoia “Battezzata”con l'acqua attraverso l'uso di un mazzetto di origano selvatico secco “ Maritata poi col sugo”

Per Preparare La Dromsa serve un pugno di farina a persona, un mazzetto di origano, sale q.b, acqua .

Si “battezza” unendo farina di grano duro e integrale (con aggiunta di un po’ di sale), su piano di lavoro, con un rametto di origano bagnato nell’acqua.

Mentre con la mano destra bagnate la farina, con la sinistra agitate e strofinate con le dita fino a fare delle palline di pasta che vengono poi perfezionate usando tutte e due le mani con dei gesti rotatori.

Alla fine passate la farina al setaccio e mettete le palline che rimangono in superficie in un vassoio. Ripetete l’operazione finchè non finisce la farina.

Preparate il sugo di pomodoro, appena pronto aggiungete dell'acqua tiepida e portate a bollore, buttate dentro la Dromsa he dopo poco sarà cotta. A questo punto chiudete col coperchio per 3 minuti ( Il sugo e la Dromsa si devono sposare) Servire con peperoncino e basilico.

Ricetta di Anna Stratigo'

Ma la vera forza della cucina arberesce sta nellla preparazione dei dolci. Essi sono legati alle feste.


A Santa Lucia ed a San Nicola si preparavano dei tipici panini col castagnaccio (picilet)

A Civita nel giorno di Santa Lucia si consumavano fichi al forno.

I Culaci sono a forma di cestino o antroporfi oppure fatti da un bastoncino di pasta piegato in due ed intrecciato, segnato alle due estremità per simulare le dita dei piedi e al posto della testa veniva aggiunto un uovo.


19 Dicembre 2021





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