Gli Ebrei in Calabria
- Silvana Franco

- Aug 29, 2022
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Updated: Sep 30, 2022
Di Silvana Franco
GLI EBREI IN CALABRIA
Numerose sono le tracce degli Ebrei presenti in Calabria. Si tratta di reperti archeologici, prove documentali e termini presenti nella toponomastica, nel dialetto e nei cognomi.
Si dice che Reggio Calabria e altre città furono fondate da un nipote di Noè, di nome Aschenez, intorno al 1900 a.C. Di ciò non esiste fondamento storico.
Alcuni storici ritengono che gli ebrei si stanziarono sul territorio calabrese nel 70 d.C., dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito.
Sotto la dominazione sveva, gli ebrei ebbero un periodo prosperoso. Ottennero dai governanti la concessione dei loro diritti, ebbero i propri ghetti con i loro ordinamenti, le loro tradizioni, scuole e sinagoghe. Ci furono momenti di ostilità tra gli ebrei ed i cristiani, ma non mancano le testimonianze di ebrei che furono protetti dalla gerarchia ecclesiastica e di tentativi operati dai governatori del periodo per convertirli al cristianesimo. Gli ebrei facevano parte integrante della popolazione calabrese, sia a livello economico, sia sociale. Furono medici, agricoltori, commercianti, banchieri, ecc.
A Reggio essi gestivano l’industria della seta e della tintoria, commercializzando i prodotti anche all’estero. Nel 1475 fu costruita una tipografia a Reggio dove venne stampata la Torah ed il Commentario al Pentateuco, cioè i primi 5 libri dell’Antico Testamento, in lingua ebraica. Tre anni dopo fu impiantata un’altra tipografia a Cosenza.
Sotto il dominio spagnolo, nel 1541, gli ebrei vennero espulsi dal Regno di Napoli con l’editto di Carlo V, a ciò seguì una decadenza economica della Calabria. Gli ebrei non dimenticarono il loro vissuto calabrese, infatti, a Salonicco, alcune sinagoghe portano il nome di Calabria.
Ancora oggi, in estate, i rabbini si recano sulla Riviera dei Cedri per scegliere i cedri dalle caratteristiche particolari, quali la forma conica perfetta, la buccia senza rugosità o macchie, il peduncolo accentuato, ecc., per la festa del Sukkòt (Festa delle Capanne), che rievoca l’uscita del popolo di Israele dall’Egitto.
Altra presenza di ebrei in Calabria è testimoniata dai resti della Sinagoga presso Bova Marina (RC), del periodo romano, nel quale furono rinvenuti mosaici che ritraggono alcuni simboli ebraici.
I simboli ebraici sono la “menorah”, cioè il candelabro a sette bracci che nell’antichità si accendeva nei templi di Gerusalemme; lo “shofar”, che consiste nel corno di un montone usato come strumento musicale per annunciare le funzioni religiose; il “nodo di Salomone”, simbolo di unione, che alcuni pensano si riferisca all’alleanza tra Dio e il suo popolo; la “ethrog”, che indica il cedro e il ramo di palma. Questi elementi erano usati per celebrare i giorni di “Sukkot”, citata prima. Oggi, questi mosaici sono custoditi nell’Antiquarium annesso al Parco Archeologico Archeoderi nella frazione S. Pasquale di Bova Marina.
Numerose sono le vie con nomi ebraici, come Aschenez e Giudecca a Reggio; un quartiere del centro storico di Cosenza dal nome Cafarone (da Cafarnao); Monte Giudeo e il Casale Giudeo nei pressi di Carpanzano (CS); l’antica sinagoga diventata la chiesa di S. Pietro, a sua volta sconsacrata e inglobata nel palazzo comunale a Petilia Policastro (KR); una coppa del XII secolo ritrovata a Caccuri (KR) che testimonia una probabile scuola di ceramisti ebraici; Via Giudecca presso Arena (VV), nella parte bassa del paese, dove gli ebrei introdussero l’arte della tintoria e della conceria, su volere di Federico II di Svevia; la necropoli ebraica del V - VI secolo d.C. venuta alla luce in località San Vincenzo, presso Girifalco (CZ) nel 2014.
L’unica sinagoga ebraica attiva in Calabria si trova a Serrastretta (CZ) ed è guidata da una donna, Barbara Aiello, unica rabbina in Italia. Suo padre, reduce della terribile esperienza del campo di concentramento, prima di passare a migliore vita, consigliò a Barbara di fare qualcosa per gli ebrei in Italia. Ella fece gli studi per diventare rabbina e fu ordinata nel 1999 e nel 2006 aprì la sinagoga insieme a suo marito, che ha il nome “NerTamid del Sud” (Luce Eterna del Sud). E’ stato proprio il marito di Barbara ad accoglierci affettuosamente oggi, a mostrarci i vari candelabri a 3, 5, 7 e 9 candele (rispettivamente usati per festeggiare lo “Shabbat”, a ricordare il “Pentateuco”, i giorni della settimana, la festa della luce), gli “Shofar”, cioè le corna usate come strumento musicale per annunciare le festività religiose, i rotoli di pergamena della “Torah” scritti a mano per leggere i quali si usa uno strumento simile ad una piccola bacchetta che finisce a forma di mano per evitare che l’inchiostro, nel corso degli anni si sbiadisca, i tessuti che si indossano durante le cerimonie, simili ai “vancali” di Tiriolo, con le strisce blu, colore importante per gli ebrei e altre cose presenti in una sinagoga. Lei appartiene all’ebraismo “progressista”, una corrente nata in Germania nel secolo scorso che ha come obiettivo quello di ridurre le numerose prescrizioni della legge ebraica tradizionale. Nei mesi di primavera ed estivi, arrivano a Serrastretta molte persone da tutt’Italia, ma anche dall’estero, soprattutto dagli Stati Uniti, dove Barbara è nata, per celebrare varie funzioni religiose, come il “Bar mitzvah” (che segna il passaggio dei bambini a 13 anni e delle bambine a 12 anni alla responsabilità degli adulti e all’ingresso nella comunità ebraica), matrimoni o altro.
Vorrei aggiungere, per concludere, una leggenda che ricorda la presenza degli ebrei in Calabria, tratta dal libro che ho scritto con Loredana Turco: LEGENDABRIA, Leggende di Calabria - Publigrafic Edizioni.
“IL CEDRO KOSHER
Quando gli Ebrei furono schiavi in Egitto, il profeta Mosè cercò di liberare il suo popolo guidandolo in un lungo viaggio nel deserto durato più di quarant’anni. Tanti furono i miracoli che compì durante il suo cammino e un bel giorno Dio gli ordinò di celebrare il Sukkoth (o Sukkòth), la festa delle Capanne, ovvero il festeggiamento del ricordo del periodo trascorso in esilio. Gli ingredienti necessari per la cerimonia erano quattro: il mirto, il salice, la palma da dattero e il cedro che dovevano essere autoradicati e quindi, puri, “kosher” nella lingua ebraica. Per puro si intende un frutto perfetto, senza macchie e dalla punta intatta quando viene staccato dalla pianta. Era naturalmente impossibile trovare il cedro nel deserto e dopo tanto pensare, Mosè decise di mandare i suoi uomini in Calabria, viaggiando su una grande nuvola che sembrava zucchero filato, dove si coltivava e si coltiva ancora adesso il cedro più puro che si possa trovare. Il cedro cresce anche in altri territori del mondo ma è qui che viene principalmente coltivato, lungo la Riviera dei Cedri nel cosentino tirrenico, tra Belvedere Marittimo e Tortora con al centro il paese di Santa Maria del Cedro, che prende il nome proprio da questo frutto dalle proprietà uniche. Se anche Mosè ritenne che il nostro fosse il cedro migliore che potesse esserci, cosa aspettate a scoprirne la sua essenza? Potete mangiarlo, berne il succo, utilizzarne la frutta candita per fare dolci dal sapore eccezionale, fare liquori. Ma i suoi usi non si esauriscono qui. Che siate di passaggio alla Riviera dei Cedri o decidiate di recarvici per raccogliere il cedro più famoso della storia, non rimarrete delusi dall’ennesimo regalo che la Calabria vi dona”.
























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