Il Castello Normanno di Stilo e la sua leggenda
- Paola Morabito

- Dec 9, 2022
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Si erge su un rialto dell'alta parete pietrosa del Monte Consolino che domina l'abitato e tutta la vallata dello Stilaro fino al mare Jonio. Edificato nel 1071 da Ruggiero II di Sicilia detto il Normanno, fu poi ampliato da Carlo D'Angiò I
A pianta quadrata, con torri triangolari eccetto quelle esterne che circondano il forte che hanno una forma circolare e sono provviste di molte feritoie “ a bocca di lupo” e servivano per la difesa. C’erano inoltre, sparsi qua e là, strategicamente, molti posti di guardia e singole difese che potevano rendere sempre più difficile per non dire impossibile, il passaggio al nemico che avesse eventualmente forzato le altre opere difensive. Nel XIII secolo il Castello di Stilo era uno dei diciassette castelli calabresi amministrati della Reale Curia nel regno di Carlo I d'Angiò, era persino utilizzato come prigione. Nelle segrete furono rinchiusi parecchi prigionieri politici a cui vennero mozzati mani e piedi per avere tentato la fuga. Una fuga non fu' più possibile quando le prigioni furono scavate sotto il castello,
L'unica prigione al mondo che non aveva porte perché scavata,là dove la montagna di calcare sprofonda a strapiombo, cinquecento metri a picco sul versante opposto a quello del borgo. Quelle prigioni erano delle profonde buche . Si entrava e si usciva, solo attraverso un'unica apertura ,i prigionieri venivano calati oppure issati dall'alto con una fune;comunque da quello che si sa, da quelle prigioni ne uscirono pochi vivi.
Al castello viene associata una singolare leggenda che richiama al tempo delle incursioni saracene durante le quali Stilo fu spesso assediata.
In uno dei numerosi sbarchi la popolazione si rifugiò nel castello.I Turchi tentarono più volte l’assalto; ma resosi conto dell’inespugnabilità del castello e, di non poter riuscire in quell'impresa con le armi decisero di costringere la popolazione ad arrendersi per fame; si accamparono fuori le mura di cinta e con un continuo lancio di pietre e frecce costringevano la popolazione a difendersi e a restare inoperosi, Col passare dei giorni cominciarono a scarseggiare i viveri , la stanchezza si accusava e, le donne ed i bambini erano sempre piu impauriti. E fu cosi che dagli uomini si fece avanti un giovane con una brillante idea: impose alle donne di non allattare per quel giorno i loro piccoli ma di raccogliere in un secchio il loro latte. Il giovane con il latte ricavato preparò delle grandi polpette che fece poi scivolare dalle feritoie del castello sugli accampamenti del nemico attorno alle mura di cinta. I Turchi a quella vista, pensarono subito che, se gli abitanti potevano permettersi di sprecare tutto quel cibo, chissà quanti giorni avrebbero resistito ancora all’assedio, così tolsero le tende e si ritirarono
Il punto dove la provvidenziale ricotta di latte materno cadde, ebbe in seguito il nome di Vinciguerra; nome tutt’ora esistente. Visto allontanarsi il nemico, tutti gli abitanti si diedero a cercare il giovane al quale dovevano la loro salvezza. Ma ,di quel giovane non era rimasta neanche l’ombra; tutti furono indotti a credere che quel inatteso aiuto era venuto loro dal cielo e che quel giovane non era altro che San Giorgio. Da quel momento il Santo fu proclamato protettore del paese, Il Castello subi gravi danni durante la guerra tra Francesi e Spagnoli e oggi non restano che i ruderi.




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