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L'erica Arborea è la radice delle pipe calabresi

  • Writer: Paola Morabito
    Paola Morabito
  • Nov 17, 2021
  • 3 min read

Updated: Jul 9, 2022



Sulle montagne dell'Aspromonte e sulle alture delle Serre dello Zomaro, cresce un'arbusto sempreverde: l'erica arborea.

Il suo legno duro si distingue per il basso contenuto di tannini; ecco perché è considerato molto pregiato.

Le sue foglie sono aghiformi, la sua corteccia è rossastra, i suoi fiori bianchi e abbondanti. Durante la fioritura che va da Marzo a Maggio, le api “ saccheggiano” i suoi fiori regalandoci poi un “ miele d'erica” molto ricercato.

L'erica arborea può raggiungere anche i 6 m di altezza e, nonostante sia un arbusto sempreverde, in inverno le foglie mutano e assumono un caratteristico colore dorato.

Nell' Antichità era considerata una pianta magica, per questo motivo veniva utilizzata per costruire le scope per la pulizia dei Templi degli Dei.

Ancora oggi l'erica è considerata una pianta purificatrice ; se volete purificare la vostra casa dalle energie negative, bruciate un ramoscello di erica come se fosse un bastoncino d'incenzo ( servirà a tener lontani gli spiritelli dispettosi).

E' anche una pianta officinale. Nella medicina naturale, le sue foglie fresche raccolte nei mesi di agosto e settembre, sono un efficace rimedio per le infiammazioni della bocca.

Gli antichi conoscevano molto bene le proprietà di questa pianta tanto che preparavano dei decotti per dare sollievo alle persone che soffrivano di dolori reumatici ; dall'azione diuretiche e pare fosse pure un'efficace antidoto contro il morso delle vipere. Il suo legno è duro al punto da sopportare le alte temperature, infatti se un bosco brucia( per colpa degli umani) l'erica resiste, non brucia.

Dopo tutto questo dire sull'erica arborea non mi resta che aggiungere perché è cosi preziosa per noi Calabresi; è la materia prima con la quale sapienti artigiani realizzano da secoli dei piccoli e preziosi capolavori : le pipe.

Proprio alla base del fusto cresce ( solo il 30% di questo arbusto lo produce) una piccola protuberanza della radice (rizoma) da noi in Calabria viene chiamato “ ciocco”. La ricerca di questi “ ciocchi” avviene da Agosto a ottobre. E' un lavoro molto faticoso e si occupano i cioccaioli ad andare per i boschi alla ricerca di questa radice che una volta individuate vengono estirpate a mano.

Selezionate e solo i pezzi più pregiati saranno destinati alla lavorazione.

Il lavoro è lungo e delicato. Dopo la selezione i ciocchi vengono bolliti in enormi vasche di rame (caldaie) per eliminare il tannino. Bolliscono dalle 15 alle 24 ore ad una temperatura costante di 100° alimentati costantemente dai resti della pulitura dei ciocchi; vanno poi fatti asciugare e lasciati al processo di essiccazione naturale. Quando il materiale è ancora umido comincia la lavorazione.

Si tratta di un processo lungo e complesso che richiede grande abilità .

Ecco che inizia lo sbozzamento del ciocco nel quale lo sbozzatore ci mette tutta la sua artigianalità seguendo ed esaltandone la forma e le venature per creare una pipa di singolare bellezza. E' con la stagionatura che dura dai 2 ai 9 anni che si formano le caratteristiche venature.

E' un'arte antica questa. La Calabria già nel Seicento aveva raffinati maestri d'intaglio .Diedero cosi vita a laboratori che diventarono il fiore all'occhiello dell'artigianato locale di alcune zone interne

delle Serre e della Sila che continuano a produrre pipe di altissima qualità.

Il paese che ha reso famose le pipe calabresi in tutto il mondo è Brognaturo, un paese montano in provincia di VIBO V. e ancora oggi, a Brognaturo si continua a produrre pipe pregiate.

Una curiosità: le nostre pipe hanno conquistato anche personaggi illustri come : Bearzot, Luciano Lama, e Sandro Pertini.



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