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La magica notte dell'Epifania nella tradizione calabrese!

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Jan 4, 2023
  • 4 min read

L'Epifania è la festa liturgica più solenne della Chiesa Cattolica. Essa è detta anche “Prima Pasqua” e rappresenta nella cultura popolare il culmine delle cerimonie cicliche che scandiscono il corso dell’anno. La notte che precede la festa dell’Epifania è considerata notte di eventi miracolosi. Gli animali parlano e per questo fatto sono capaci di maledire il padrone e fare in modo che la sua famiglia vada incontro a misteriose disgrazie. Per evitare ciò, la sera della vigilia, bisogna farli mangiare in abbondanza.

A Bisignano e in altre località della Calabria si racconta una storiella: il fattore di una masseria imprecisata era abbastanza scettico ma altrettanto curioso; così decise di appurare personalmente questo evento prodigioso. La notte della vigilia dell’Epifania decise di dormire nel pagliaio, dietro la mangiatoia dei buoi. A mezzanotte l’asino disse al bue “ Mangiàmu bùanu…ca dumani hàmu fatigàri. Hàmu portàri `u patrùni `ccù ru carru….”

(trad. Mangiamo più del solito perché domani avremo da lavorare. Dovremo portare il padrone al cimitero).

Nel sentire queste parole il fattore fu preso da tremenda paura. A fatica giunse a casa ma morì sulla porta.

La notte della vigilia, le fontane versano olio e nei fiumi scorre vino ma nessuno è in grado di accorgersene. A tal proposito, un altra storiella che si racconta a Bisignano è quella di una famiglia che la notte del 5 Gennaio, accorgendosi di avere vuoti i recipienti dell’acqua, il capo famiglia andò alla vicina fontana per riempire i boccali d’acqua. Solo la mattina successiva, la moglie si accorse che i boccali erano pieni di olio.

Infatti la condizione idonea per poter assistere a questi avvenimenti, secondo la cultura popolare, è quella di essere ”sinceri” e cioè non essere a conoscenza di nulla.

La notte dell’Epifania i bambini sono soliti appendere la calza dentro il camino o lasciare le proprie scarpe con la speranza di trovarvi dentro cose buone. Attendono tutti l’arrivo della befana mentre ormai si disfa il presepe o l’albero di Natale. La befana è un personaggio mitico, di estrazione popolare, e viene rappresentata come una strega brutta e vecchia ma altrettanto benefica che porta tanti doni ai bambini buoni per ricordare l’omaggio che i Re Magi offrirono a Gesù quando nacque. Ella è vestita di stracci e scende dal cielo viaggiando su una scopa, si infila poi nel camino e giunge nelle case tra il 5 e il 6 gennaio.

E proprio in questa notte un tempo si celebrava la Messa della Stella . Tre persone impersonavano i Re Magi e a cavallo si dirigevano verso la chiesa sotto la guida di una stella di carta. Essa era posta su di un filo e dentro vi era acceso un lume. Succedeva spesso che la carta si bruciava ma questo veniva interpretato dalla gente come segno infallibile della mano di Dio.

L'usanza di chiamare la festa dell'Epifania "u Bambinellu", deve essere ricollegata al calendario ortodosso, che fa cadere la nascita di Gesù nel giorno dell'Epifania più che all'adorazione dei Magi.

Domenico Caruso, in "Storia e Folklore Calabrese", spiega: "Dopo quest'ultima festività, in Chiesa si pubblicavano le calende, cioè le feste mobili del calendario e le statistiche religiose riguardanti i battesimi, le cresime, i matrimoni e i decessi avvenuti durante l'anno nella parrocchia. Nella lettura venivano sottolineati i casi di morte verificatisi senza gli ultimi sacramenti. Non mancavano, naturalmente, i commenti e i moniti per l'anno appena iniziato".

Nella sera dell'Epifania, gruppi di fanciulli andavano di casa in casa intonando dei canti allo scopo di ricevere regalini e dolciumi, proprio come accade oggi per la festa di Halloween. Questi canti venivano chiamati "Befanate" ed erano usati non solo in Calabria, ma anche in Abruzzo, in Sicilia e in Puglia. Sono conosciuti anche come "Strine" o Canti della Strenna.

Nella tradizione popolare, l'Epifania è legata anche all'annuncio di fidanzamenti e più in generale ad un momento magico in cui tutti i sogni possono avverarsi! Le ragazze, la notte della vigilia dell'Epifania, prima di addormentarsi, recitavano una canzoncina augurale: se nel sogno appariva una chiesa in festa o un giardino fiorito, significava che sarebbe stato per loro un anno fortunato con la promessa del grande amore. In molte case la sera dell'Epifania si usava preparare una cena di tredici portate, così come nella vigilia di Natale, al termine della quale la tavola doveva rimanere assolutamente imbandita, con pane, acqua e vino, perché si credeva che le anime del Purgatorio tornassero nel periodo delle feste a visitare i parenti e ad approfittare dei banchetti, fermandosi con loro fino alla sera dell'Epifania. Secondo un'altra credenza popolare, invece, i resti della cena dovevano rimanere in tavola per gli animali della casa! La tradizione vuole infatti che gli animali, solo nella notte del Bambinello, possano parlare. E quindi occorre trattarli bene, perché altrimenti potrebbero lanciare delle maledizioni contro i propri padroni. Il giorno dell'Epifania era usanza scambiarsi doni in famiglia, fare dei regali ai più piccoli. Doni semplici ma ricchi in significato e sincerità. Alla vigilia, i ragazzi prima di andare a letto appendevano la calza davanti al camino: se si era fortunati la Befana metteva una caramella, una mela, a volte un coltellino, altrimenti solo carbone!

Domenico Caruso, "Storia e Folklore

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