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Lazzaro : festa Madonna delle Grazie

  • Writer: Tutt@ l@ C@l@bri@
    Tutt@ l@ C@l@bri@
  • Aug 3, 2022
  • 3 min read

La festa della Madonna delle Grazie, Santa Patrona del popolo lazzarese, si celebra ogni anno la prima domenica di Agosto e rappresenta, tra gli eventi reli- giosi, di culto e di devozione, quello di maggiore rilievo perché particolarmente sentito, insieme alla festa di Santa Barbara del 4 dicembre, dall’intera popolazione. Una storia veramente bella ed affascinante quella di questa festa che con continuità, senza interruzione alcuna, seppur con alcune modifiche nella sua complessità, si è tramandata fino a noi con tutto il suo fascino, il suo senso di culto e la sua devozione. Secondo alcuni documenti di cui uno del 1804 redatto dall’allora parroco reggente la parrocchia di Lazzaro, la festa della Santa Patrona dei Lazzaresi si svolgeva il 2 di Luglio con una bella e suggestiva processione alla quale prendeva parte la popolazione e vi era anche la tradizione, al passaggio della Patro- na, di sparare dei mortaretti. La processione era di mattina con il gran tripudio delle folle che accompagnavano la Statua lungo il suo cammino. La funzione religiosa si svolgeva in rito doppio, cioè la celebrazione in rito greco e la celebrazione in rito latino. Difatti, come documentato da tutta una serie di carteggi conservati negli archivi, sul nostro territorio il doppio rito liturgico è ben attestato fino a quasi agli anni ’40 del XIX sec., segno evidente di quella continuità culturale di ap- partenenza a quella parte greca della Diocesi che ancora oggi, seppur con alcune limitazioni geografico-spaziali accomuna molti paesi della provincia jonica reggina. Dopo il terremoto del 1908 la processione e la relativa festa della Madonna delle Grazie continuarono, con la stessa ciclicità, a celebrarsi nel nuovo paese di Lazzaro edificato più a monte, come ormai sappiamo, rispetto al vecchio nucleo urbano pre-sisma. Il rito dopo il 1908 aveva perso la doppia celebrazione e veniva officiato soltanto il rito latino. La processione si svolgeva in due giorni consecutivi e raggiungeva nel suo percorso quasi gli estremi angoli del territorio parrocchiale arrivando al Rione Branca, all’ex Caserma doganale, a Riace Capo da un lato e fino a Casalotto Ferrina, Fornace dall’altro; la Statua della Sacra Patrona iniziava la sua solenne processione, accompagnata dalla grande folla di fedeli devoti, di mattino presto, alle sei e rientrava in chiesa nelle prime ore del pomeriggio. Il sabato la vara veniva portata nelle frazioni a sud mentre la domenica rag- giungeva le frazioni a nord. L’anno successivo il percorso veniva invertito e così a seguire tutti gli anni. L’ultimo giorno infine la Madonna veniva portata in processione tra le strade del centro urbano del paese percorrendo anche le più piccole viuzze.

La Madonna veniva portata in processione sulle spalle forti e possenti dei portatori che si fermavano frequentemente lungo il percorso processionale sia per rifocillarsi sia per consentire alle persone assiepate lungo le strade per aspettare il passaggio della Vara, di poter “appendere” ad un nastro che scendeva dal braccio della Vergine Madre un’offerta in soldini con uno spillo. E nei rioni era una grande festa al passaggio della Sacra Vara della Madonna delle Grazie e immancabili erano i festeggiamenti civili che con grande gioia e ardire coinvolgevano tutti lazzaresi: la gara ciclistica, il torneo di birilli e u Ballu du camiddu al suono di tamburello e organetto in perfetta continuità con la tradizione di alcuni paesi dell’area grecofona della provincia reggina. Infatti ancora oggi in molti paesi della Grecìa Calabrese nel corso delle feste paesane si svolge “U ballu du camiddu”, una sorta di rappresentazione di un animale metà uomo e metà sagoma di asinello/cammello dal quale partono ed esplodono fuochi d’artificio di ogni genere che balla al rimo ipnotico di organetti e tamburelli; un ballo infuocato per purificare il territorio dalle influenze negative. È questa la profonda simbologia del rituale di chiusura delle feste di alcuni di questi paesi. Il ballo si protraeva per circa mezz’ora tra fumo, fiamme, scoppiettii di petardi e poi in crescendo fino all’esplosione della girandola colorata posta all’altezza della coda. Oggi per il normale divenire della storia molte cose sono cambiate, alcune si sono “perse”, altre si sono trasformate: è mutato il percorso della processione, ormai da moltissimi anni è solo zonale, non c’è più “U ballu du camiddu”, non si appendono più le offerte alla Vara. A ricordo del centenario del grande terremoto nel 2008 è stata realizzata, con Don Mimmo Cartella la suggestiva processione della sacra Vara della Madonna delle Grazie sul Mare e una processione lungo la Via Vecchia Provinciale, del volto incastonato in un quadro di quella che era la statua della Madonna delle Grazie appartenuta alla vecchia chiesa nel vecchio abitato. Continuità, tradizione e cambiamento si sono però evoluti in un unicum antropologico regalandoci comunque uno spaccato visivo di immagini importanti che testimoniano la storia religiosa del nostro popolo.

Da S. Verduci, Profilo Storico dei Beni Culturali del Comune di Motta San Giovanni - Conoscere per valorizzare, pp. 112-113, Disoblio Ed. 2020.

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