Pediférmu
- Tutt@ l@ C@l@bri@

- Feb 9, 2023
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di Orlando Sculli

Designato il maestro di gioco dalla conta, ogni giocatore sceglieva una posizione da cui lanciare il proprio “ballo”, stando fermo, ritto e con i piedi appaiati. Le nocciòle erano disposte in fila, una per giocatore, a circa cm 1,5 di distanza fra loro; oppure in gruppi di “castelletti” composti da tre nocciòle, sormontate da una quarta e distanziati di circa 15 cm. Giocava per primo chi sceglieva la distanza di tiro maggiore. Il maestro di gioco aveva la facoltà di porsi ancora più distante e lanciare per primo il “ballo” oppure “restársi” e tirare per ultimo sulle nocciòle superstiti, da distanza ravvicinata. Venivano vinte dal giocatore tutte le nocciòle colpite con il ballo. Pertanto per rendere più efficace il lancio venivano preferite posizioni molto angolate rispetto alla fila di nocciòle o di castelletti. Il gioco si concludeva dopo avere colpito tutte le nocciòle e riprendeva con l’avvicendamento del maestro di gioco. Era tipico di Ferruzzano




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