Spadola e i tradizionali "ceci e fuochi di San Nicola".
- Paola Morabito

- May 12, 2022
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Updated: Jul 3, 2022
di Paola Morabito

Spadola è un piccolo centro montano delle serre vibonesi.( Spatula) e significa "luogo elevato". E' il comune piu' piccolo della provincia di Vibo Valentia con i suoi 820 abitanti . Gli storici ritengono che la sua fondazione risale a molto tempo prima della fondazione di Serra san Bruno.Essi sostengono che il sito donato dal conte Ruggero il Normanno a Brunone di Colonia nel 1091 sul quale venne poi edificata la Certosa, in realtà sia riferibile proprio a Spadola (Spatula ).
Secondo il prof. Baldacci del Cnr questo luogo si era sviluppato addirittura al tempo dei romani, i quali sfruttavano le miniere di Pazzano e delle zone delle Serre che arrivavano attraverso una strada chiamata “la via del ferro” (una transappenninica) e venivano a lavorate nelle ferriere esistenti .

l santo Patrono del paese è San Nicola Vescovo e viene festeggiato due volte: nella prima domenica di Agosto e il 6 di dicembre. La Festa è un evento con radici antiche conosciuto dagli spadolesi come“ il rogo di Puricinedhjia” o" i ceci di San Nicola " .Gli Spadolesi ringraziano e gridano al Miracolo compiuto da San Nicola per averli salvati da una violenta alluvione abbattutasi sul paese il 21 novembre 1935. Raccontano gli anziani che. alberi sradicati sbarrarono la via, alle acque del fiume Ancinale, causando l' innalzamento del fiume e il successivo allagamento del paese. A quel tempo la statua di San Nicola veniva conservata nella casa di una famiglia facoltosa. Era posta al' interno di un armadio, priva delle mani che avrebbero altrimenti impedito la chiusura delle ante. Si narra che in quella situazione di pericolo, gli spadolesi pensarono fosse necessario riavvi tare le mani al Santo, solo in quel modo poteva avere la forza di
liberare il fiume dai tronchi. Nel momento stesso in cui le mani vennero sistemate, gli alberi vennero spazzati via e le acque ripresero a scorrere senza ostacoli, ritornando pian piano al normale flusso. Ringraziano il Santo affinchè ' i loro raccolti siano sempre abbondanti. Domenico Zappone in una sua testimonianza letteraria " i fuochi di San Nicola" si esprime cosi:

: «Gli abitanti di Spadola hanno sempre ringraziato il cielo per l’abbondanza dei raccolti, fabbricando grandi pupazzi di paglia di grano – i santoni - oppure innalzando alte croci, pur esse della stessa paglia. Alla fine di luglio, quando il primo rintocco della campana del vespero annunzia l’inizio della novena al patrono, che è San Nicola Vescovo, come annotta, santoni e croci sono bruciate sulle aie o al centro dei campi gialli di stoppie: naturalmente più grosso è il santone o più alta è la croce, più ricco è stato il raccolto e più vivo il sentimento di gratitudine espresso dalle fiamme
La tradizione gastronomica si collega all’usanza folklorica di far aprire la processione di San Nicola dai massari, che trascinavano mediante una corda le vacche, precedentemente benedette, con l’immaginetta del santo posta tra le corna.

Durante la Messa vengono benedette delle grosse pagnotte di grano e distribuite ai fedeli al passaggio del Santo per le vie del paese. Nella piazza , viene allestita una grande tavolata e i devoti distribuiscono i ceci cucinati con la pasta "pasta e ciciri" o semplicemente cotti e conditi con olio e peperoncino.
Nella ricorrenza del 6 dicembre viene conservato il rito della distribuzione del cibo, ma i ceci sono sostituiti dal granone. La pietanza si prepara col granturco, essiccato al sole durante l’estate, che viene bollito, condito con olio extra-vergine di oliva e offerto durante la processione.
Si chiudono i festeggiamenti con il tradizionale ballo de “La Vaccarechjia”, spettacolo pirotecnico allestito su un simulacro animale rappresentante una mucca.




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