Lanificio Leo : un filo tra passato e futuro
- Paola Morabito

- May 1, 2022
- 3 min read
Updated: May 20, 2022
"Tenete memoria delle vostre tradizioni se volete scrivere la storia del vostro Paese" Niccolò Machiavelli
Soveria Mannelli è un piccolo e suggestivo comune della presila catanzarese di poco piu di 3500 abitanti. Un comune del sud operoso. che ha saputo custodire non solo arti e mestieri della tradizione ma, ha sviluppato anche una cultura imprenditoriale che ha consentito la nascita di importanti imprese affermate sul panorama nazionale e internazionale quali la Rubettino e il Lanificio Leo il piu' antico opificio calabrese.Esso nasce nel 1873 a Carlopoli e dopo vari trasferimenti in diverse sedi nel 1935 si stabilizza nello stabilimento di Soveria Mannelli .
Rappresenta ancora oggi una straordinaria occasione di sviluppo che, ad incominciare dalla seconda metà del XIX secolo, riuscì a realizzare tutta una serie d’operazioni sulla lana partendo dalla scelta della materia prima, trasformata prima in filato cardato, poi in tessuto, fino alle diverse operazioni di rifinitura.
Alla fine degli anni ’70

Il boom economico e l’ingresso massiccio d’altre merci prodotte altrove e, la decisione governativa di cambiare completamente le razze da lana per incentivare l'industria casearia a discapito di quello tessile ha cambiato il modo di fare impresa al settore laniero mettendo cosi a dura prova gli imprenditori artigiani .Il Lanificio Leo , dopo aver dato per decenni lavoro a centinaia di famiglie, ha cosi un arresto produttivo quello che tecnicamente si chiama“ fine ciclo industriale”
L'azienda rimane " in ’attesa " per quasi vent'anni. Nel frattempo l'artista-artigiano imprenditore Giuseppe Leo ha continuato a curare e manutenere le macchine, gli attrezzi di lavoro come dei " figli da proteggere, come il suo ultimo figlio Emilio che, per distoglierlo da quel tipo d’attività lo mando' a studiare lontano. " Emilio oggi è un giovane architetto che dopo aver studiato all’estero come spesso capita alle nuove generazioni torna in Calabria e decide d’intraprendere una sfida con se stesso e con il territorio.Si racconta cosi :"ero l'ultimo che doveva occuparsi di questa storia: sono andato a studiare proprio per sganciarmi da questo tipo di attività , ho studiato architettura per fare altro, per andare via come migliaia di altri giovani calabresi. e paradossalmente, aver studiato architettura mi ha dato gli strumenti per guardare questo posto con occhi diversi " ognuno vede cio' che sa". I miei occhi hanno generato una visione diversa di questo posto ed è diventato un posto dove tornare. «Ho capito che potevo fare l’architetto qui in un modo completamente diverso, non costruendo case, non immaginando architettura ma immaginando un’idea d’impresa sempre per questa fabbrica della lana" continua..Emilio " naturalmente l’ho fatto con i mezzi culturali che avevo in quel momento "

Inizia tutto con delle sperimentazioni fra la fine degli anni novanta e il 2008: «Qui abbiamo organizzato Dinamismi Museali, un festival internazionale, durante il quale per tre notti d’estate la fabbrica apriva le porte a una serie di contenuti inediti ed eversivi: ad esempio qui abbiamo fatto concerti di musica elettronica e spettacoli di performing art con gruppi che venivano da Berlino e da Stoccolma». La mia sfida era dimostrare che l’intelligenza che serviva non era cambiare macchine e capannoni e poi non sapere cosa fare, ma usare le stesse cose con un modo di fare completamente diverso e più intelligente .Emilio lo fa custodendo e salvando saperi che altrimenti si perdono e, grazie anche alla sua capacità di coinvolgere un network internazionale di giovani designer con i quali progettare la propria collezione aziendale. Padre e figlio, nuova generazione d’imprenditori, telai di legno e industriali iniziano cosi a "creare prodotti di gran pregio: stuoie, strofinacci, tappeti, tessuti, coperte, sciarpe, poncho, plaid, cravatte, foulard, cappelli. Ogni pezzo è realizzato con cura, amore e, racconta con orgoglio il moderno concetto d’azienda, di design che ha sposato la causa dello sviluppo cultura, del Lanificio Leo. Tutto ciò ha consentito all’impresa di vincere il Premio Cultura di Gestione nel 2001.
Orgoglio dell’azienda sono le macchine che, risalgono al periodo 1890 al 1965, pezzi tutti perfettamente funzionanti e, gli oltre 200 stampi ottocenteschi, intagliati a mano nel legno di pero, con cui ancora oggi si realizza il processo di stampa a ruggine, dalla ricetta segreta, e rigorosamente handmade. Emilio ha saputo mescolare saggezza e competenze, innovazione e tradizione, passione ed eleganza, ricercatezza e amore per la sua terra. Ha saputo dimostrare a tutti che le sfide si possono vincere se si crede fermamente in quello che s'intraprende.

L’azienda ed il Museo ospitano diversi eventi culturali, sono aperti alle visite guidate e rientrano nei circuiti del turismo culturale.
Lanificio Leo
via Cava 43
Soveria Mannelli Cz
0968 662027
info @ lanificioleo.it




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